Bridget Jones’s Baby: stereotipi e risate

L’altra sera avevo voglia di una commedia e su Netflix mi sono imbattuta su Bridget Jones’s Baby, ultimo (ma non ultimo) capitolo della saga dedicata alla single più amata di sempre. Il film non è proprio un’uscita nuovissima: è arrivato nelle sale nel 2016, diretto da Sharon Maguire, con protagonisti Renée ZellwegerColin Firth e Patrick Dempsey. La pellicola è il terzo capitolo della saga cinematografica di Bridget Jones, iniziata nel 2001 con Il diario di Bridget Jones e proseguita nel 2004 con Che pasticcio, Bridget Jones!.

I primi due film, nonostante diverse note negative, sono stati una piacevole visione. Quindi, pur sapendo di ritrovare le solite minestre riscaldate, non ci ho pensato due volte: play!

Vi avverto: siccome il film è uscito più di tre anni fa, la mia è una recensione ricca di spoiler e lamentele riguardanti alcuni messaggi lanciati. Se non avete visto il film e odiate le anticipazioni… non proseguite la lettura! 

Il film si apre come sempre: Bridget Jones disperata perché single, sul suo divano a bere, festeggia da sola il suo compleanno. Gli amici di sempre sono impegnati con i figli; Mark Darcy è sposato con Camilla, Daniel Cleaver è addirittura morto. Però, aldilà dello sconforto dettato da questa parvenza di solitudine, Bridget ha il suo lavoro e dei colleghi che la stimano e rispettano.

Questa pseudo quiete non fa per lei. Per rompere la monotonia decide di andare ad un festival della musica con una sua collega. Qui conosce Jack Qwant e fra i due c’è un fugace incontro. Qualche giorno dopo, incontra Mark e, scoprendo che sta di nuovo divorziando, si lascia andare a una notte di passione con lui.

Qualche mese più tardi scopre di essere incinta, ma chi è il padre? L’affascinate Jack o Mark “divorzio” Darcy?

Da questo punto in poi iniziano le informazioni omesse, Mark e Jack scoprono la loro rispettiva presenza nella vita di Bridget e via dicendo. Molte scene hanno il sapore di già visto, come tutto il film in realtà: Bridget che guarda entrare Mark in casa con l’ex moglie, convinta che siano ritornati insieme; lui che ritorna da lei, stile principe azzurro senza cavallo, per tirarla fuori dai guai; la goffaggine di Bridget che la porta sempre a incontrare uomini ricchi e pieni di fascino; ecc ecc…

Si continua a guardare il film solo perché la curiosità di sapere chi è il padre del Bridget’s Baby è forte, ma anche perché qualche sana risata, in fondo, la strappa.

In questo capitolo sono stati eliminati degli elementi che davano un po’ fastidio, come le “divertenti” scenette in cui maschi porci erano liberi di palpare e commentare in maniera sessista la malcapitata di turno senza essere redarguiti.

Vengono messe in scena situazioni reali: gli amici non riescono più a regalare a Bridget la presenza di una volta perché la loro vita è cambiata, hanno dei figli, una famiglia e perciò delle responsabilità diverse rispetto a quando potevano concedersi viaggi organizzati all’ultimo momento o serate all’insegna dell’alcool. Però ci sono dei messaggi che deludono un po’.

Bridget rimane incinta perché ha utilizzato dei preservativi scaduti, e quando l’amica le fa notare che lo abbia fatto perché voleva un figlio, lei né conferma e né smentisce. Il suo desiderio l’ha spinta a usare un contraccettivo non idoneo, senza avvertire il malcapitato. Dice di voler tenere il bambino e non pretendere nulla da quello che sarà padre, ma avvisa entrambi della possibile paternità. Portare in scena questi inganni è deleterio. Non si condanna la voglia di maternità di Bridget, ma il mezzo per ottenerla. Potevano essere scelti tanti modi per dare una giustificazione alla sua gravidanza, ma è stato scelto il peggiore. Da un lato c’è una narrazione diversa della donna: Bridget emancipata che si porta i preservativi senza pretenderli da un uomo. Dall’altro lato, invece, c’è una narrazione negativa: un uomo inconsapevole di essere finito a letto con una donna che desidera rimanere incinta.

La famiglia di Bridget è sempre stata un po’ particolare, ma quale famiglia non lo è? In questo capitolo la madre di Bridget è alle prese con la campagna elettorale della propria parrocchia. La strana situazione che sta vivendo la figlia, la porta ad aprirsi mentalmente, mettendo da parte il forte bigottismo mostrato all’inizio del film. Anche se il tutto sembra più il mezzo per arrivare all’ambita vittoria, che una reale apertura mentale. Inoltre si lascia andare a frasi scomode, come quando entra in sala domandandosi cosa abbiano da protestare le femministe: “[…] c’è una marcia per i diritti delle donne, ma onestamente ci servono altri diritti?”. Una frase del genere, seppur in un contesto ironico e scherzoso, nella bocca di una donna rappresenta una scomoda considerazione stereotipata, che va ad alimentare messaggi sbagliati. Le donne hanno tanto per cui combattere, purtroppo.

Ne escono distrutte anche le femministe: nel film Mark, nelle vesti di avvocato, difende un gruppo di femministe che sembra essere ispirato alle Femen, attiviste divenute famose perché protestavano nude. Solo che non tutte le femministe sono come le Femen, e tanto meno urlano in un’aula di tribunale “Potere alla vagina”.  ma il film ha voluto lanciare l’ennesimo messaggio stereotipato, andando a proporre dei comportamenti eccessi che dipingono l’intera categoria come estremista.

Prima di arrivare alle noti – super- dolenti raccontiamo qualche altro avvenimento: Una volta che Jack e Mark  scoprono che entrambi potrebbero essere il padre del bambino, parte una guerra fra i due per cercare di conquistare il cuore di Bridget. Jack sembra avere la meglio, ma alla fine Mark sbaraglia la concorrenza (come sempre d’altronde, niente di nuovo). Alla fine si lascia intuire che il figlio sia di Mark e i due convolano a nozze.

Bridget si (ri-ri-)butta tra le braccia di un uomo che l’ha fatta sentire sola, mettendo sempre al primo posto il lavoro. Nel film è presente un flash back, che racconta tutto ciò, portando Bridget ad abbandonarlo dopo una notte di passione. Ma è tutta una finta. La nostra beniamina si accontenta di una minestra riscaldata più e più volte, forse spinta dalla speranza che sia finalmente la volta buona, che Mark cambi, accettando che hanno due caratteri diversi e incompatibili. O, forse, spinta dalla voglia di sposarsi e avere un figlio.

Bridget, in tutto questo caos, riesce anche a perdere il proprio lavoro e non fa nulla per riprenderselo. Non si mette alla ricerca, non sembra essere preoccupata. Dopo essere stata licenziata, torna a casa, ripone le chiavi in un ripiano e si domanda “cosa ho fatto?”. E ok, ha cose più importanti a cui pensare, come il figlio che metterà alla luce di lì a breve, ma di carriera non se ne parla più.

Bridget, la donna emancipata grazie anche al suo lavoro, in seguito al parto, viene mostrata un anno dopo in abito bianco mentre varca la soglia della chiesa, contenta di aver raggiunto il suo obiettivo: un figlio e un marito.

E vi sono sincera, avrei preferito un finale diverso.

Bridget è sempre stata dipinta come una donna che sì, cercava un uomo per una relazione stabile, ma aveva anche altro a cui teneva tantissimo: degli amici, un lavoro e una famiglia. L’abbiamo vista più volte rinunciare ad una relazione perché non era la persona che voleva, ma alla fine accetta Mark.

Avrei preferito che, consapevole di non poter vivere un rapporto sereno con Mark, avesse scelto di non sposarsi con lui. Avrei voluto vederla seduta nella poltrona del suo nuovo lavoro, o mentre si reca al parco con il figlio per una passeggiata insieme a Mark, padre del bambino e amico di lei. E invece… il finale reale del film mi fa presagire la probabilità di un altro sequel: Il divorzio di Bridget Jones, anche se pare che non arriveranno mai a questo step a causa di sfortunati eventi.

Conclusioni

Bridget Jones’s Baby è uno di quei film leggeri che va visto senza pensare. Offre le solite storie stereotipate dove la donna felice è dipinta come quella che ha un marito e un figlio. Per arrivare a ciò tutti i mezzi sono leciti: dal preservativo scaduto, all’uomo incompatibile con il proprio carattere, ma che si comporta come il classico principe azzurro. Questa commedia, pur volendo provare a sdoganare determinati stereotipi, non offre niente di nuovo. L’emancipazione che viene messa in scena, spesso è condita con atteggiamenti sbagliati, frasi sessiste e personaggi stereotipati. La stessa Bidget, dipinta come una paladina dei single, alla fine cede sposando quello che è sempre stato l’uomo sbagliato per lei.

Non si vuole criticare la voglia di maternità, famiglia e matrimonio, ma come questa prenda il sopravvento facendo accontentare la protagonista di chiunque possa offrirle ciò che desidera. È vero, alla fine sceglie Mark, ma prima di arrivare a questa decisione, saltella da chi le offriva un peluche e un take away a chi la portava a cena fuori.

La felicità di una donna ha diverse sfaccettature:  c’è chi si sente realizzata costruendo una famiglia, ma c’è anche chi necessità di sentirsi appagata con il lavoro, o viaggiando, ecc ecc… e sarebbe bello sdoganare determinati stereotipi una volta per tutte. Bridget Jones’s baby è un film che cerca di recuperare i messaggi lanciati in passato dicendo: “Ehy, anche la single più convinta, per essere felice ha bisogno di un figlio e di un marito, ed è disposta a tutto pur di ottenere ciò!” 

Perciò, se volete vedere un film che strappa qualche risata, Bridget Jones’s Baby soddisfa questa voglia. Ma attenzione ai messaggi stereotipati che lancia!

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