Bridget Jones: divertente, esilarante, ma…

Nei giorni scorsi avevo iniziato a leggere Anime Nere, un libro che parla di mafia e che quindi affronta tematiche abbastanza “pesanti”. L’ho chiuso dopo circa cinquanta pagina, ma non perché sia noioso o scritto male, anzi, sicuramente riprenderò la lettura quando mi troverò nel giusto “mood”.  Ma avevo, e ho, la necessità di leggere qualcosa di più frivolo e leggero, e non trovando niente di non letto nella mia libreria, mi sono buttata nei film.

Nel fine settimana ho visto prima”Il diario di Bridget Jones“, di cui avevo letto l’omonimo libro; e poi il sequel “Che pasticcio, Bridget Jones!“. Ho saziato la mia fame di risate, ma, siccome sono una pesantona, ho trovato delle cose che mi hanno fatto storcere un po’ il naso.

Essendo i film usciti quasi venti anni fa, mi sento libera di fare spoiler, vi ho avvisati! 🙂 

Il Diario di Bridget Jones

Il diario di Bridget Jones è uscito nel 2001, è stato diretto da Sharon Maguire ed è basato sul romanzo omonimo di Helen Fielding, così come il sequel uscito nel 2004 “Che pasticcio, Bridget Jones!“.

Entrambi i film girano intorno alle vicende sentimentali di Bridget Jones, una ragazza di trent’anni, indipendente, ma che si ritrova, ahimè, single. E che sarà mai, direte voi. In effetti non avere un fidanzato non è un problema così grave, ma lei vuole trovare l’uomo della sua vita. La madre, che desidera vederla sistemata, cerca di anticipare le cose provando ad appiopparle lo scapolone di turno. Durante l’ultima cena di famiglia, per la prima volta le fa conoscere un uomo affascinante, ma che scopre subito burbero e poco spontaneo. L’acidone altro non è che Mark Darcy, il cui cognome non è un rifermento a caso, il personaggio si inspira al signor Darcy presente in Orgoglio e pregiudizio, condividendone l’alterigia. Però è anche interpretato da un giovane e bellissimo Colin Firth, il che lo rende decisamente più amabile.

Bridget Jones però, per rispettare lo stereotipo che vede le donne snobbare il bravo ragazzo e buttarsi fra le braccia dello stronzo di turno, si innamora del classico donnaiolo narcisista che, in questo caso, veste i panni di Daniel Cleaver, interpretato da Hugh Grant.

Dopo vari giri fatti di tradimenti e situazioni bizzarre, la nostra eroina scopre la gentilezza di Mark e- come ovvio- finiscono insieme.

Che pasticcio, Bridjet Jones!

Il sequel gira sempre intorno alle vicende amorose di Bridget e nonostante ritroviamo una serie di incomprensioni che ricalcano, grosso modo, quelle del primo capitolo, riesce a essere originale e divertente. Il triangolo è sempre lo stesso: Daniel, Bridget, Mark.

Bridget è fidanzata con Mark, ma è terribilmente gelosa e sospetta che la tradisca con Rebecca Giles, collega che lascia ambigui messaggi in segreteria e si fa trovare a casa dell’austero fidanzato. Una serie di circostanze la porteranno in Thailandia per lavoro, e indovinate chi è il collega con cui parte? Daniel.

Si ritrova perciò lontana da casa, con il cuore a pezzi (nel frattempo si è lasciata con Mark) e con il suo ex che cerca di riconquistarla. Ci riuscirà? Beh, essendo Daniel divertente e intelligente, quanto manipolatore e bugiardo, purtroppo sì. I due però non fanno in tempo a copulare, poiché una prostituta irrompe nella stanza dove si sono rifugiati per consumare il loro amore… potete ben immaginare il motivo.

In seguito Bridget viene arrestata e Mark fa di tutto per tirarla fuori di prigione, riuscendoci grazie alle sue infinite conoscenze. Chiarite le incomprensioni con Mark e sconfitto il malefico Daniel, i due tornano insieme.

Considerazioni varie

Bridget Jones ha avuto tanto successo perché racconta le vicende di una ragazza “normale”, non la solita stereotipata donna perfetta (o imperfetta). È una ragazza un po’ imbranata e molto ironica, che affronta le piccole difficoltà quotidiane, che si diverte con i propri amici, che si lascia andare a vizi come il fumo e l’alcol, che si reca ai pranzi con la propria famiglia e- riluttante- indossa gli abiti datati che le propina la madre. Le succedono cose strane, imbarazzanti e al limite dell’ impossibile, è vero, ma è una donna reale, con i suoi pregi e difetti.

Mark e Daniel sono uno l’opposto dell’altro, ed è incredibile come Bridget riesca a innamorarsi di due persone così diverse fra di loro.

L’unica cosa che proprio non mi è piaciuta e che mi ha dato anche fastidio, è il messaggio che si lascia passare sulle molestie. Soprattutto il primo film, è pieno di palpatine non consenzienti al sedere di Bridget.  La protagonista si limita a fare una faccia che è un misto fra sorpresa e rassegnazione; non una lamentela, non un “oh, ma che stai facendo?”, non un ceffone. Sembra quasi ci sia una sorta di tacito consenso, come se lei dovesse accettare forzatamente questi gesti, perché “loro sono fatti così”.

Una molestia non dovrebbe essere usata per far ridere il pubblico, ed è sbagliato giustificarla solo perché a compierla è l’amico porco di papà che si fa chiamare zio, e palperebbe anche il sedere di una statua. Questo aspetto mi ha infastidito, anche perché, oltre alla palpatine, ci sono gli sguardi da depravato di un collega, che vengono etichettati come fastidiosi, ma che continuano imperterriti. Entrambi i film sono figli degli anni in cui la “palpatina” faceva ridere, pensiamo per un momento ai cine panettoni italiani, volgari e sessisti. Bisogna perciò guardarli con un occhio più indulgente? No, perché sono portatori di una cultura misogina. La molestia è pur sempre una molestia.

Conclusioni

Consiglio entrambi i film, se cercate qualcosa di divertente, ironico e leggero, le vicende di Bridget Jones fanno al caso vostro. Ricordate però, che palpare il sedere a una donna non consenziente è una molestia, non un gesto goliardico e divertente. E le molestie non fanno  ridere!

6 commenti

  1. Mi è piaciuto il primo ma ho trovato ripetitivo il secondo.
    Il discorso sulle palpatine potrebbe occupare pagine e pagine. Pensa che io, pur essendo stata molte volte oggetto di palpatine abbastanza pesanti, vedendo il film non ho pensato alle molestie sessuali.

    "Mi piace"

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