Ti voglio bene assai: Storia (e filosofia) della canzone napoletana

Oggi parliamo della canzone napoletana, attraverso un libro di Luciano De Crescenzo: Ti voglio bene assai. Storia (e filosofia) della canzone napoletana.

Buona Lettura!
😀

Titolo: Ti voglio bene assai. Storia (e filosofia) della canzone napoletana
Autore: Luciano De Crescenzo
Casa editrice: Mondadori (1 dicembre 2015)
Numero Pagine: 135
Prezzo copertina: 17 €
Trama: “È come se le canzoni fossero dei tamburi emozionali che influenzano il battito del nostro cuore. Quando siamo felici, il battito accelera e ci regala un ritmo scanzonato, quando siamo un po’ tristi, invece, il battito rallenta e prende la forma di una malinconica nenia. Ci consolano, sono una specie di medicina, un antinfiammatorio dell’anima. Persino Platone e Aristotele erano convinti che l’arte della musica potesse ristabilire l’equilibrio interiore e in alcuni casi incidere sulla morale dell’individuo. lo sono stato fortunato perché sono nato a Napoli, quella che può essere considerata per definizione la città del canto. Questo libro è la prova provata che Napoli è la patria della canzone: Era de maggio, ‘O sole mio, Torna a Surriento, ‘O surdato ‘nnaumurato, Tammuriata nera, Malafemmena… Anzi, forse in fondo Napoli stessa è una canzone.” (Luciano De Crescenzo)

Oltre che di amore e di passione, credo che quelle della canzone napoletana possa essere considerata anche una storia di emancipazione. È come se dal suo racconto in versi venisse fuori una specie di rivalsa dell’universo femminile sul malamente per eccellenza: lo sciupafemmine.

Luglio sta giungendo a termine e con sé porta la triste notizia della morte dell’ingegnere filosofo, Luciano De Crescenzo. Ho letto diversi libri di questo autore che, con una spiccata ironia, raccontava di filosofia, di poemi epici e storie legate alla cultura napoletana, riuscendo ad appassionare e coinvolgere anche quel lettore che, diversamente, non si sarebbe mai avvicinato a questi mondi poiché considerati di nicchia e, diciamolo sinceramente, noiosi.

Ti voglio bene assai. Storia (e filosofia) della canzone napoletana cerca di dare una buona infarinatura di quella che è stata la storia della musica partenopea, parlando di alcuni grandi successi, tra i tanti: Malafemmena, Era de maggio, ‘o sole mio, ecc…

La narrazione è arricchita da aneddoti che riguardano la vita dell’autore, perché come lui stesso scrive:

I versi di Malafemmena davano voce al dolore scatenato delle prime delusioni, e grazie alle note di Reginella mi tornava in mente la veste scullata delle ragazza che in quel periodo faceva spantecare il mio cuore.

È perciò impossibile parlare di canzone napoletana senza raccontare un po’ di sé, dato che spesso i componimenti nascevano per dare voce ai sentimenti degli spasimanti non ricambiati; di quelli corrisposti che non potevano vivere la loro storia d’amore; o di quelli traditi e abbandonati.

Quasi tutte le canzoni più famose della tradizione napoletana raccontano di una storia d’amore, e delle difficoltà affrontate dal suo protagonista, solitamente un uomo, per conquistare il cuore della donna tanto desiderata.
A onor del vero, io non sono proprio così sicuro che questi autori fossero così sofferenti. Diciamo la verità, quel dolore che tanto decantavano nei loro versi era così drammatico solo sulla pagina scritta, ma nella vita reale molti di loro era dei grandissimi…. tombeur de femmes. L’ispirazione, probabilmente, nasceva da un rifiuto del tutto inaspettato. Quando non riuscivano a conquistare una donna veniva fuori tutta la loro vena poetica, la sofferenza e quel romantico oblio che sembrava condannarli a un’eterna tristezza.

Si parla anche dei luoghi che hanno fatto da palcoscenico come, per esempio, La festa di Piedigrotta; e i personaggi che hanno regalato delle vere e proprie poesie che da quasi un secolo vengono intonate da chicchessìa, come Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo. 

Ti voglio bene assai è un personale (e sommario) racconto della canzone napoletana, sicuramente incompleto, ma ricco di storielle e delle melodie più comuni e conosciute della cultura partenopea. Questo libro, come scrive lo stesso De Crescenzo:

è la mia personale serenata alla donna che forse più di ogni altra mi ha fatto soffrire, ma a cui ho perdonato quasi tutto: mia cara Partenope, questa dichiarazione d’amore è per te.

Lettura consigliata!

 

2 commenti

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