Fidanzati dell’inverno: cronaca di una lettura

Oggi si parla di Fidanzati dell’inverno, primo volume della saga: L’Attraversaspecchi.
Buona Lettura!
😀

Titolo: Fidanzati dell’inverno
Autrice: Christelle Dabos
Prezzo copertina: 16 €
Numero Pagine: 504
Casa Editrice: E/O (18 aprile 2018)
Trama: In un universo composto da ventuno arche, tante quanti sono i pianeti che orbitano intorno a quella che fu la Terra, vive Ofelia. Originaria dell’arca “Anima”, è una ragazza timida, goffa e un po’ miope ma con due doni particolari: può attraversare gli specchi e leggere il passato degli oggetti. Lavora come curatrice di un museo finché le Decane della città decidono di darla in sposa al nobile Thorn, della potente famiglia dei Draghi. Questo significa trasferirsi su un’altra arca, “Polo”, molto più fredda e inospitale di Anima, abitata da bestie giganti e famiglie sempre in lotta tra loro. Ma per quale scopo è stata scelta proprio lei? Tra oggetti capricciosi, illusioni ottiche, mondi galleggianti e lotte di potere, Ofelia scoprirà di essere la chiave fondamentale di un enigma da cui potrebbe dipendere il destino del suo mondo. Fidanzati dell’inverno è il primo capitolo di una saga ricca e appassionante che sta conquistando migliaia di lettori giovani e adulti.

Fidanzati dell’inverno è il primo volume di una saga fantastica (L’Attraversaspecchi) che racconta le mirabolanti peripezie della protagonista Ofelia, una ragazza un po’ goffa  dotata di due doni speciali.

Sin da subito il lettore viene catapultato in un mondo “magico”, Anima.  E qui conosciamo Ofelia, capace di attraversare gli specchi e parlare con gli oggetti. Ha appena scoperto di essere stata data in sposa a un burbero uomo del nord e, come giusto che sia, non è per niente contenta. Viene presentata come una ragazza dal carattere molto chiuso, che trascura il suo aspetto fisico, cupa. La mia immaginazione me la fa vedere come una specie di Tristezza, co- protagonista di Inside out, ma al posto di essere blu è grigia, trasandata e con i capelli un po’ sporchi. All’inizio è difficile creare empatia con il suo personaggio: silenziosa, timida e accondiscendente; si lascia trascinare in un luogo che non conosce per sposare un uomo dai modi rudi e che pare abbia perso l’uso della parola.

Thorn, ovvero l’uomo dai modi rudi, è una sorta di orso grizzly: guarda in malo modo chiunque e ha modi di fare da automa. Lui deve recuperare Ofelia da Anima per sposarla e procreare, anche se l’idea non lo entusiasma, ma ormai è programmato, gli tocca.

Durante le varie peripezie, Ofelia conosce l’ambasciatore: un personaggio che genera sentimenti di antipatia, tanto sciatto quanto affascinante. Lui vede la povera Ofelia sola e abbandonata e le presta aiuto. Il furbastro è consapevole che se qualcuno dovesse capire chi sia, per lei potrebbero seri problemi. Nel freddo regno del Nord, gli abitanti sono divisi in famiglie-clan, e non tutti vanno d’accordo fra di loro e le beghe non sfociano in semplici litigi.

Le vicende della piccola e imbranata Ofelia continuano. Il pericolo che possa venire uccisa si fa sempre più grande tanto che si vede costretta ad andare a vivere, sotto mentite spoglie, a casa dell’ambasciatore. Questa residenza si rivela essere una specie di casa del piacere, dove gli invitati fornicano, fumano oppio, giocano e leggono ad alta voce libri dai contenuti osé.

Ofelia, in questa casa della perdizione, si ritrova a fare da balia a Berneilde, zia di Thorn, un personaggio dalle mille sfaccettature.  Viene descritta come una donna bellissima, dai modi gentili e ossequiosi. In realtà è lunatica, viziata, ricolma di astio e che non vuole essere pregata per punire quella che sta per diventare sua nipote. Nel mentre Thorn riscopre il dono della parola, e inizia a parlare con Ofelia, lasciandosi andare anche con dichiarazioni inusuali. Scopriamo però che non è un personaggio che tutti hanno a cuore.

La storia inizia a farsi più complicata man mano che si va avanti, e aleggiano misteri. Lo splendore, la magnificenza e soprattutto la gentilezza si dissolvo, lasciando percepire che il mondo in cui ci troviamo si poggia su delle basi fatte di falsità e ipocrisia. Ofelia cerca di sopravvivere in silenzio, affrontando con destrezza le avversità e percepiamo che forse nasconde dentro di lei coraggio, intelligenza e determinazione.

In Conclusione…

Fidanzati dell’inverno è un libro dai tratti anti-convenzionali, non propone eroi ma persone comuni che cercano di cavarsela con la propria intelligenza e perspicacia. La storia risente di un inizio un po’ troppo lento, però questo difetto viene compensato da uno stile scorrevole che non si perde in inutili dettagli.

I personaggi sono originali. Non troviamo i soliti bellocci, eroi e femme fatale.

Ofelia, che rappresenta l’anti eroina per antonomasia, all’inizio non suscita simpatia, ma conoscendola esce fuori per quella che è: se stessa, con i suoi pregi e difetti. Viene descritta come sbadata, distratta e sciatta. Non si cura di essere bella, non cerca l’amore e vuole la sua indipendenza. E, nonostante l’iniziale reticenza nei suoi confronti, a lungo andare la si apprezza per l’intelligenza e veridicità.

Thorn non è il classico bello e dannato. È un uomo dal corpo gigantesco e poco armonioso e che non si lascia andare in sentimentalismi. Egoista, burbero ed arrivista; nulla ha a che vedere con il classico principe azzurro.

Gli unici che mantengono fede ai soliti canoni imposti sono i cattivi, che a volte sono presentati come falsi-buoni.

Tutti i personaggi sono ben caratterizzati sia da un punto di vista fisico che psicologico.

La storia non ha un finale, vengono svelate delle macchinazioni, ma tutto rimane in sospeso. E da ciò si capisce che Fidanzati dell’inverno è una lunga introduzione, il suo compito è quello di aprire la strada ai due capitoli successivi, che si preannunciano ricchi di vicende destinate a chiudere tutte le porte aperte.

Il libro viene consigliato agli amanti di Harry Potter. Sinceramente, vantandomi a gran voce di esserlo, non sono d’accordo. Abbiamo di certo un mondo fantastico ben sviluppato, ma i fan del maghetto sono abituati a ben altro. Il paragone con Twilight, invece, lo trovo più appropriato. Anche se non capisco perché si voglia appiccicare sopra una specie di etichetta: la storia è davvero molto originale e ha la capacità di camminare con le proprie gambe, non ha bisogno di essere paragonata ad altro per essere letta.

Io consiglio il libro a tutti quelli che vogliono leggere una storia dai tratti fantastici, con un mondo fatto di oggetti animati pieno di trame misteriose.

Per quanto mi riguarda, a breve leggerò il secondo volume… la curiosità è una brutta bestia! 🙂

 

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2 commenti

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