Z-Nation: quando il troppo storpia- Recensione terza stagione

Un po’ di tempo fa trovo nella posta elettronica un messaggio da parte di Netflix: ehi Pina! è arrivata la terza stagione di Z-Nation!
Cum Gaudio Magno ho scaricato tutti gli episodi nel tablet per lanciarmi nel mio solito binge watching sfrenato.

Non so se ricordate, ma avevo già parlato delle prime due stagioni della suddetta in toni entusiasti, potete quindi immaginare le mie elevate aspettative nei confronti dei nuovi arrivati.

Z-Nation, nonostante si vada a collocare nell’ormai grande calderone contenente film e serie tv dedicati agli zombie, è riuscita a essere originale, a mantenere una sua anima, a non prendersi sul serio e a dare, al contempo, momenti di alta drammaticità. Insomma, è stata capace di rimanere in equilibrio su quel sottile filo che separa un prodotto trash da uno demenziale. Questo confine però, è stato oltrepassato nella terza stagione facendo del tutto perdere la genuinità e quella vena che riusciva a rendere divertente una serie tv che parla dell’apocalisse.

Trama prime due stagioniTre anni dopo lo scoppio di un’apocalisse zombie, un gruppo improvvisato di sopravvissuti, sotto la supervisione da remoto del “Cittadino Z”, dovrà riuscire ad attraversare con mezzi di fortuna gli Stati Uniti per portare sano e salvo in California l’unico uomo che può fermare l’epidemia, ovvero l’unico a cui è stato iniettato un vaccino sperimentale grazie al quale non si è trasformato dopo essere stato morso.

Nell’ultimo episodio della seconda stagione, i nostri eroi sono riusciti a portare a termine la loro missione. Tutto sembra essersi concluso per il meglio, quando ecco arrivare un gruppo di combattenti che li cattura mentre Murphy scappa a bordo di un motoscafo.  Quello che ci aspettiamo nella stagione successiva è che vengano prese in mano le vecchie redini, ma non è così, o almeno non all’inizio.

Trama terza stagioneWarren e compagni si trovano a fronteggiare una missione sempre più incerta. Sono alla ricerca di Murphy (Keith Allan), ora alla guida di un vero e proprio esercito di ibridi, un genere a metà tra zombie ed umani, impegnati a diffondere il messaggio “No Fear” in tutto il paese. Tocca ora al gruppo formato da Roberta Warren (Kellita Smith), Doc (Russell Hodgkinson), Addy (Anastasia Baranova), e ai nuovi membri del team Hector Alvarez (Emilio Rivera) e Sun Mei (Sydney Viengluang), cercare di fermare Murphy prima che sia troppo tardi.

La terza stagione inizia con un episodio slegato da tutto quello che abbiamo visto sin ora. Facciamo un tuffo nel passato e assistiamo a un episodio che serve a introdurre nuovi personaggi. E dopo un cliffhanger che ha lasciato sulle spine i più, fare nuove conoscenze tornando indietro nel tempo non è una scelta molto saggia. Anche perché in questi quarantacinque minuti non ci viene svelato nessun arcano, vediamo combattimenti infiniti e facce nuove che ritroviamo a stagione “inoltrata”.

Dal secondo episodio riprendiamo i vecchi fili della storia e parte così la sagra del no-sense, anticipata dal ridicolo rallenty con cui inizia l’episodio.

Il nemico di questa stagione è Murphy che, deluso di essere stato consegnato ai fantomatici scienziati, decide di creare un nuovo ordine mondiale. Anche se, vedendola da un’ottica un pochino diversa, il vero nemico potrebbe essere Roberta Warren, che si ostina nel voler trovare una soluzione a una situazione ormai irreversibile.

Oltre ai nuovi personaggi presentati nella prima puntata, viene introdotta anche la dottoressa Sun che, a quanto pare, ha la capacità e le conoscenze per creare un vaccino al morbo zombie. Si unisce alla squadra di superstiti, capitanati da Warren, che ormai sembrano essere diventati gli avangers dell’apocalisse trash.

Lo svolgimento della stagione rimane sempre uguale: i superstiti girovagano e vivono situazioni che li mettono in pericolo di vita. Abbiamo zombi, combattimenti, sparatorie, scenari distopici, personaggi surreali e via dicendo…
Ovviamente cambia l’obiettivo, che non è più consegnare Murphy, bensì fermarlo.

Le idee non mancano, in ogni episodio ci troviamo sempre in un luogo diverso, dove sono nate piccole comunità di persone che cercano di sopravvivere. C’è chi cerca di imporsi, chi vuole mettersi a capo di una comunità, chi prova a ricostruire la vita che ha lasciato prima dell’apocalisse, chi si sente libero di manifestare i propri disturbi mentali… Nascono gruppi criminali, come le mani rosse; insomma le basi per descrivere una società collassata ci sono tutte, il problema però è come vengono sviluppate. Nelle stagioni precedenti si rideva di gusto, ora vengono messe in scena situazioni che ti fanno esclamare: “Che cazzo sto guardando!”.

Ovviamente qualcosina si salva come, per esempio, l’episodio 6, che è un chiaro omaggio al film “Qualcuno volò sul nido del Cuculo”. La vetta più alta di assurdità la si raggiunge nell’episodio 8, dedicato alle elezioni presidenziali. Davvero ti senti un’ idiota a stare seduta a guardare cose che non hanno un senso, e che in realtà potrebbero pure averlo, in quanto non è sbagliato che delle persone provino a imbrogliarne altre in uno scenario post apocalittico, ma la limousine con le vallette…. anche no!

II problema di questa terza stagione è che ha voluto eccedere nella stravaganza e nell’eccentricità. Mentre prima tutto era ben bilanciato, ora è un guazzabuglio di situazioni assurde, dove ci sono bambine ibride che raggiungono l’adolescenza nell’arco di una giornata e parlano con gli zombie travestiti da pirati o da personaggi delle favole.

La genuinità che caratterizzava la serie si è persa, nonostante una storia in continua evoluzione, dove sono presenti cattivi e scenari sempre nuovi e diversi.

E vada pure bene non prendersi sul serio, ma il troppo a lungo andare storpia.

Ho visto che su Netflix è uscita anche la quarta stagione, ma credo che non le darò alcuna possibilità. Murphy e i suoi amici mi hanno divertito, sono stata bene in loro compagnia, ma purtroppo le nostre strade si sono divise.

 

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