Le spose sepolte di Marilù Oliva [Recensione]

Ho “conosciuto” Marilù Oliva qualche anno fa in seguito a un episodio che fece parecchio scalpore. Il direttore di una nota libreria bolognese, durante un’intervista, si fece scappare la frase: “Confesso, leggo pochi libri scritti da donne”. La risposta fu immediata e in tanti manifestarono il loro dissenso, fra questi Marilù, che scrisse nel suo blog- il libro guerriero-una lettera aperta.

Avevo letto della vicenda per puro caso e approfondendo finii nel blog su citato, scoprendo che avevo a che fare con una scrittrice. Da allora mi sono sempre ripromessa di leggere qualcosa di suo. Finalmente sono riuscita a onorare questa mia promessa con Le spose sepolte.

Di seguito la recensione.
Buona Lettura!
🙂

Autrice: Marilù Oliva
Titolo: Le spose sepolte
Casa editrice: HarperCollins Italia (1 marzo 2018)
Numero Pagine: 380
Prezzo Listino: 17€
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Trama: Dove sono finite quelle donne misteriosamente sparite da anni, mogli e madri di cui i mariti sostengono di non sapere nulla? Uno dopo l’altro, i loro corpi vengono ritrovati grazie a un killer implacabile che costringe chi le ha fatte scomparire a confessare dove si trovano le loro ossa e poi uccide i colpevoli, sempre assolti dai tribunali per mancanza di prove. Il rituale è feroce e spietato: l’assassino vuole così rendere giustizia alle spose sepolte. I pochi indizi lasciati sulla scena del crimine conducono a un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, un territorio nell’Appennino bolognese circoscritto da mura ed elementi naturali, governato da una giunta completamente al femminile. Il team investigativo, in cui spicca la giovane ispettrice Micol Medici, si trova catapultato in una realtà di provincia quasi isolata dal mondo, con una natura montana che fa da contorno e molti misteri avvolti nella nebbia. Un inquietante enigma conduce gli inquirenti al Centro Studi Rita, un’azienda farmaceutica che sta sintetizzando un anestetico speciale: lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli. Ma quanti altri segreti si nascondono dentro i confini del piccolo paese? Solo Micol ha l’innata capacità di scoprirli, anche se questo potrebbe costarle la vita…

Le spose sepolte di Marilù Oliva è un thriller che, con il pretesto di raccontare le indagini dell’ispettrice Micol Medici, parla di temi molto forti: il femminicidio e la discriminazione sul lavoro.

La storia è ambientata in un piccolo paese, Monterocca, soprannominato la Città delle Donne, il quale è governato da una giunta al femminile. Le donne ricoprono cariche pubbliche importanti e gli uomini sono un contorno che supportano il lavoro di quest’ultime. Questa comunità viene scossa dal ritrovamento di alcuni cadaveri: i corpi di donne scomparse nel nulla vengono trovati grazie a un serial killer che costringe gli assassini a confessare dove si trovano, uccidendo poi i colpevoli, i quali sono sempre stati assolti per mancanza di prove. Il team investigativo di cui fa parte Micol, a causa di questi ritrovamenti, viene chiamato per indagare in una realtà che, come già accennato, ha dell’atipico in un paese come l’Italia.

Le indagini per risolvere l’enigma li conduce al Centro Studi Rita, che sta sintetizzando un anestetico speciale, che sembrerebbe essere lo stesso utilizzato dal serial killer come siero della verità per far confessare i colpevoli.

I misteri da risolvere sono però tanti, e l’unica in grado di farlo sembra essere solo Micol, anche se ciò la mette in serio pericolo.

Le protagoniste di questa storia, come si è già ben capito, sono le donne: donne forti, decise e costrette a combattere contro i soliti pregiudizi che spesso nascono in ambito lavorativo. Micol, per esempio, è la protagonista indiscussa ed è costretta a farsi largo in un mondo che viene considerato maschile. Nonostante il suo grado deve faticare più dei suoi colleghi maschi per avere un po’ di credibilità e autorevolezza. Altra figura molto affascinante è quella dell’erborista, una donna capace di capire l’animo umano con uno sguardo, che ci farà conoscere alcune caratteristiche delle piante. 
Tutti i personaggi sono comunque  ben caratterizzati sia da un punto di vista fisico che psicologico.

La storia è scorrevole e non contiene tempi morti, si legge tutta d’un fiato ed è molto coinvolgente. A volte si ha come l’impressione che la trama che riguarda le indagini sia messa un po’ da parte per dare più spazio alle descrizioni di un paese che tenta di rispondere a un grande interrogativo: come sarebbe il mondo se al potere ci fossero le donne?

Trovare il killer dei killer, ovvero l’assassino degli uomini che hanno ucciso le proprie mogli, è una trovata che incuriosisce ed è ben sviluppata, grazie anche all’inserimento di svariati flashback che raccontano una storia a sé e la loro utilità sarà chiara man mano che si va avanti nelle varie vicende.

Consiglio la lettura di questo libro agli amanti del genere e non, in quanto non si parla solo di indagini, ma anche di temi attuali quali il femminicidio e la discriminazione sul lavoro. Una storia che oltre a intrattenere i suoi lettori spinge alla riflessione.

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7 commenti

  1. Mah, ho l’impressione che mai di questi tempi si badi allo scoop. A creare effetto. La tecnica di scrittura è acquisita resta il problema di avere cose da dire, veramente, visto il mondo liquido in cui sempre più viviamo. La trama mi sembra molto macchinosa, lodevole forse come ingegnosità e trovate, ma temo che gli aspetti da te segnalati (femminicidio e discriminazione sul lavoro) e su cui meditare, emergano grazie a te, alla tua sensibilità e intelligenza, ma che il lettore medio venga sommerso dalla trama. I due aspetti da te segnalati, del resto, sono senz’altro costantemente messi in luce e in modo molto più esauriente dalle varie inchieste sui vari media. Sarò fazioso (impossibile non esserlo :-)), ma se il fine era quei due aspetti, li avrei visti trattati in modo più diretto e meno macchinoso (Sto pensando a Furore, John Steinbeck, in rapporto alla Grande Crisi).

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    • Io credo che l’autrice abbia voluto usare questo espediente di proposito. Pensa ai tanti che come sentono parlare di discriminazione sul lavoro, cambiano canale o gridano ad alta voce: tornatevene in cucina. O a chi si lamenta che venga utilizzata la parola femminicidio non soffermandosi sul suo significato. Inserendo queste tematiche nella storia, li spinge a leggerli… qualcosa rimarrà alla fine! 🙂
      Buona giornata Guido! e scusa il ritardo…

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