L’inquilino del treno

Storie di Cortese Irriverenza #14

Scusa, è libero questo posto?
Ok, mi siedo allora, grazie.

Bella giornata oggi.
Sisi…

Domani forse pioverà. Non sai più come vestirti. Esci di casa la mattina con una maglia leggera e potresti prenderti un malanno perché la sera ci sono due gradi.
Eh, già…

Questi treni sono sempre in ritardo. Una volta ho aspettato più di un’ora.
Accanto a me c’era una signora anziana…. e parlava, parlava, parlava.
Mi ha raccontato tutta la sua vita: di quando andava a lavorare da giovane, del divorzio del figlio, dei suoi hobby… costruisce bamboline di pezza.
Ah, e di come ha incontrato suo marito, il compianto Arnaldo.

Un giorno, dopo decine di bigliettini, si presentò a casa sua con un mazzo di fiori, andò da suo padre e gli disse: “Amo sua figlia. Voglio sposarla!”.
Lui lo buttò fuori insieme ai fiori.
Una volta succedevano anche queste cose.
Arnaldo però, insistette fin quando non venne accolto dentro casa e sposò la sua bella.

Che belli i tempi di una volta. Forse nel futuro verranno rimpianti anche questi, di tempi.
Chi lo sa…

Perché ridacchi? Sembro anche io un signore anziano che vuole raccontare cose, eh?
Lo so, ma è bello riscoprire il piacere del dialogo.
Magari ora stavi lì, con il tuo smartphone a sbirciare la vita fittizia dei tuoi amici di facebook.
Invece hai la batteria scarica, e quella spina non funziona.
Non puoi vedere che piatto ha mangiato oggi tizio, l’outfit di caia, in quale fantastico posto è andato in ferie sempronio.

Che poi, che ci interessa a noi? Viviamo bene anche senza sapere queste cose.
Anzi, probabilmente viviamo meglio.
Non è meglio parlare così, guardandosi negli occhi? Basta schermi.
Se ti avessi mandato una richiesta di amicizia, neanche me l’avresti accettata. O forse sì, e ora parlavamo attraverso degli emoticon.
Che ne sai se quando uno ti manda una faccina che sorride lo fa veramente? Magari è triste o ti manda uno smile perché va di fretta e non può soffermarsi nel risponderti; o perché non ha voglia di continuare a parlare con te.
Chi lo sa…

Io? Lo usavo facebook, un sacco di tempo fa, ma ho disattivato il mio account dopo che la mia ragazza mi ha lasciato.
Sai, ero fidanzato. Ma non tutte le cose sono per sempre.
Il giorno prima mi ha detto che mi amava, poi ha deciso che la trascuravo perché lavoravo troppo. Dopo una settimana si è messa con Riccardo, il figlio di un collega del padre.
Le crisi di coppia hanno sempre un nome e cognome, lo sai?
Che stronza.
Eh, già…

Riccardo però l’ha lasciata. Dopo qualche mese ha scoperto che la segretaria del padre era incinta. Ora è il papà di Marco.
Capita. Stai con una, prometti amore ad un’altra, e poi nasce un bimbo.
Le avevo comprato anche l’anello di fidanzamento alla mia ragazza.

Lucrezia.
Sì, un bel nome. Molto particolare.

Meno male che non le ho dato l’anello. L’ho restituito e con quei soldi mi sono fatto un viaggio.
Mi sono divertito un sacco.

No, non fare quella faccia triste. Io ora sono contento. Sono in questo treno, parlo con te. Oggi è una bella giornata di sole poi.

Comunque io mi chiamo Federico, piacere.
Sara è un nome carino. Significa Principessa, lo sapevi?
Hai un non so che di nobiliare in effetti.
Forse in un’altra vita eri una regina.
Chi lo sa…

Vuoi una gommina?
Ecco, tieni.

Mia nonna si chiamava come te… è morta di cirrosi epatica.
Le piaceva bere.
Diceva che era l’unico momento in cui stava bene con se stessa.
Beveva, beveva.
La mamma le nascondeva le bottiglie, ma lei una volta si è arrabbiata e le ha tirato una patata in un occhio.
No. Non finì in ospedale. Mise un po’ di ghiaccio e rimase con l’occhio nero per quasi un mesetto. Poverina.
Quando la vicina di casa le chiese cosa fosse successo, disse di essere caduta dal letto nel sonno e di aver sbattuto contro il comodino. Mica poteva dirle che la nonna ubriaca lanciava le cose. Anche se, secondo me, lei lo sapeva. Una volta l’ho vista mentre origliava alla porta di un vicino. E fa con tutti così, è una gran pettegola. Sta tutto il giorno in casa, il marito va a lavorare e si fa i fatti degli altri.

Oh, guarda. Il capotreno che litiga con dei passeggeri per il ritardo.
Ahahahahahah, manco fosse lui a decidere gli orari.
Quella signora è proprio arrabbiata.

Una volta un signore che viaggiava senza biglietto disse al controllore che era uno sporco servo del sistema e lo strattonò di brutto. Gli aveva fatto la multa.
Lo fecero scendere alla prima stazione, sembrava un toro.
Eh, già…

Dove ti porta questo treno?
All’università? Bene, bene. E cosa studi?
Che bella facoltà giurisprudenza.

Ho una cugina avvocato. Si è laureata fuori corso, ma non ha mai praticato. Ogni tanto fa la promoter nei supermercati, dice che non fa per lei difendere le persone.
Peccato che se ne sia accorta in ritardo.
Io ho preso la laurea in economia, invece. Ho studiato fuori tanti anni, ero anche riuscito ad entrare in una grande azienda, ma sono ritornato qui per amore.
L’amore che poi mi ha lasciato.

Chissà cosa fa ora.
La mia ex, ovvio.

No, non l’ho più sentita. Ogni tanto la vedo, prende anche lei il treno, ma faccio finta che sia una sosia, così non soffro e non la penso. È ingrassata tanto, sembra addirittura un’altra. Non credo sia fidanzata o sposata, forse. Non mi interessa più sapere cosa faccia e non chiedo a nessuno informazioni. Un mio amico però, mi ha detto che ha un bambino, ma io ho fatto finta di non aver sentito.

Si chiama Carmelo.
No, non il mio amico. Il figlio di Lucrezia. Ha due anni, è proprio carino.
Potevo essere io il papà. Che peccato.
Sicuramente avrebbe preso i miei colori.
Ti piacciono i miei occhi?
La mamma dice che sono uguali a quelli di mia nonna.

Sì, nonna Sara.

Ti stanno cadendo le sigarette dalla tasca. Ma tu fumi?
Io no, non più. Ho smesso da diversi anni.
Hai visto che immagini brutte mettono sopra i pacchetti?
Una mia amica ha comprato un fodero di cartone. Tutto rosa e pieno di glitter.
Così rende le conseguenze del fumo più trendy, o almeno lei dice così.

Come ho smesso di fumare? Beh, una mattina mi sono svegliato, ho lanciato il pacchetto dal balcone e non sono più passato davanti il tabacchino. Ancora oggi, quando per sbaglio mi trovo in quella strada, faccio finta che ci sia una sala da biliardo.
Io odio il biliardo.
Una volta, quando ero piccolo, un mio compagno di scuola mi tirò in testa una stecca. Pensava che gli avessi rubato la fidanzata.
Ma non era mica vero. Io non la conoscevo neanche.
Elisabetta, Elisabetta chi?
E da quel giorno non ho più voluto giocare a biliardo. Pensa se qualcuno mi picchiasse di nuovo per qualche colpa che non ho.

Meglio evitare questi posti.
Eh, già…

Tu giochi a biliardo?
Fai bene a non giocare. Che gusto c’è a mandare una pallina in buca?

Oh, il treno fra 5 minuti riparte. Finalmente direi. Chissà cos’era successo.
Mi ha fatto piacere parlare con te.
Io scendo.
No, non prendo questo treno. Non lo so se oggi parto.

Guarda lì, il treno in quel binario deve aspettare 15 minuti prima di ripartire. Credo che sia in ritardo anche quello, lo fa sempre. Vado a controllare.

Ah, comunque la presa nel posto davanti funziona. Puoi metterlo a ricaricare lì il cellulare.
Spero di rivederti. Studia, mi raccomando.
A presto!

Buongiorno Carmelo!
Sto scendendo, non ho il biglietto.
No, neanche oggi parto. Forse domani.
Chi lo sa…

Se ti è piaciuto l’articolo, leggi anche le altre storie di Cortese Irriverenza! 😀

 

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23 commenti

  1. Bellissimo. Prendo spesso il treno e vedere tutte le facce chine sui cellulari mi da una tristezza immane. Nessuno che guardi lo splendido paesaggio che si vede lungo il percorso, nessuno che si rivolga la parola, nessuno che legga un libro (oddio! ma che e’?). Il viaggio e’ interminabile. Il mese scorso si e’ seduta vicino a me una giovane signora ed abbiamo incominciato a chiacchierare ed abbiamo continuato finche’ non siamo arrivate a destinazione, non ci siamo quasi accorte che il treno aveva portato due ore di ritardo. Quando ci siamo salutate sembravamo due innamorati che sapevano che non si sarebbero visti mai piu’ ma che erano felici del tempo vissuto assieme. E’ stata l’unica volta in tanti anni.

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  2. Ho molto apprezzato questo tuo trancio di vita.
    Quando leggi un libro, leggi delle storie e importa se le storie di ciascuno di noi sono raccontate invece di essere scritte-stampate? C’è un osmosi tra vita e libro, Omero e il capolavoro che gli viene attribuito è nato raccontato 🙂
    Le storie sono il sale della vita.

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  3. Sempre bello leggerti 🙂
    la tecnologia abbatte delle barriere ma al contempo ne crea di nuove…
    Raramente vado in treno, l’anno scorso mi è capitato solo per il “viaggio della speranza”
    Ho fatto parte del viaggio, da Milano a Viareggio, su uno scompartimento da sei
    Io ero al centro nel lato di sinistra
    entra una tipa va a destra nel lato di destra, arrischio un paio di parole, lei risponde ma poi mette le cuffie … ok non ti disturbo più 😀
    entra un ragazzo va alla mia sinistra…. perso nel cell
    Signora alla mia destra…. immersa in un libro, dall’altra parte altra signora che non contenta del solo cell usava direttamente un portatile
    Di fronte a me, poco propensa alla chicchera, stava la borsa della tipa 😀
    Mi è proprio volato il viaggio 😀

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  4. ormai si vive distaccati, persi in un mondo onirico, cercando un’isola che non c’è! La diffidenza verso l’altro, inculcata a piene mani, ci ha resi automi che hanno perso quella bellissima scintilla che sapeva rendere comunità. Ho apprezzato molto questa pagina, in qualche modo “sostiene” che non tutto è perduto.
    Quando mi capita di viaggiare amo guardarmi intorno, oltre il vetro scorre un mondo da afferrare, da amare e anche sul sedile di fronte o accanto, in linea di massima, capitano esperienze che fanno bene.
    Uno dei viaggi in treno più belli in assoluto mi capitò ormai tanto tempo fa. In compagnia di un caro amico in direzione Svizzera. Partiti dalla mia amata Calabria incontrammo man mano una signora anziana che appena entrata ci disse subito che amava stare in silenzio, un ragazzo con la chitarra che andava a Pisa per una jam session, una ragazza diretta a Milano per un esame all’università! Vite eterogenee, storie differenti che in qualche modo avrebbero dovuto trascorrere insieme un bel po’ di ore. Tra una chiacchiera e un mugugno dell’anziana signora finì che ci mettemmo a cantare vecchissime canzoni, stimolate e suggerite proprio da colei che avrebbe voluto stare in silenzio! Ciao

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