La lunga notte

Storie di Cortese Irriverenza #9

Ho sempre amato Harry Potter, chi è solito leggere questo blog credo che lo abbia capito da un sacco di tempo. Ho letto i libri uno svariato numero di volte, visto i film a rotazione fino a quando non ho imparato a memoria le frasi delle scene più salienti. L’ho sempre trovata una saga che, nonostante i suoi tratti oscuri e tristi, lancia messaggi di speranza e di fiducia nella vita e nei suoi risvolti.

Harry è un personaggio che ne passa davvero tante. Soffre, perde i genitori, gli amici, viene tradito… ma nonostante tutto affronta le difficoltà, si alza e combatte! E fanculo se il nemico è un basilisco o un troll di montagna… lui combatte! E fa il culo a tutti. E fra questi atti eroici c’è una frase che mi piace davvero un sacco e la pronuncia Silente:

La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda… di accendere la luce.

Spesso però, accendere questa luce non è proprio immediato. Silente la fa facile, a lui basta oscillare una bacchetta, ma per noi, poveri babbani, non è così immediato. Quando arriva la lunga notte, brancoli nel buio, inciampi, caschi, sbatti contro i mobili… ma cerchi con tutta te stessa quel dannato interruttore. Lo sai che c’è. Mentre tasti il muro, pensi al calore della luce emanata in quella particolare stanza, prima che tutto crollasse. Una luce calorosa, accogliente, familiare. Una luce che ti cingeva il corpo e ti cullava dolcemente nei momenti in cui eri felice, triste o arrabbiato… La desideri ardentemente, quella luce. Gridi e ti dimeni, butti a terra roba, ma l’interruttore proprio non lo trovi. E continui a pensare a come illuminava, a come rimanevi incantata nell’osservare i giochi di colore contro il muro. Poi però, quella lampadina ha iniziato a dare problemi, ogni tanto si spegneva improvvisamente, ma tu andavi lì, la giocherellavi un po’ e ritornava luminosa. Finché un giorno, ha fatto un rumore strano e non sei più riuscita ad accenderla. E ora sei lì a cercare quell’interruttore, pensi che qualcuno l’abbia spostato a tua insaputa, ma in realtà lo ha completamente distrutto.

E così succede che ci sono dei momenti in cui ti senti completamente smarrita. La vita improvvisamente ti mette di fronte a delle situazioni che fortunatamente non hai mai vissuto, ma sono comunque difficili da gestire. E siccome, la stronza, non è contenta decide di perturbare ulteriormente l’equilibrio che hai costruito con tanta cura, buttandoti in una mischia di eventi che fatichi a controllare.

Cerchi di cavalcare quell’improvvisa onda e quando sei convinta di esserci riuscita e ti fai la spavalda del tipo: “Mamma, guardami come faccio surf”, ecco che ne arriva un’altra che ti travolge.

Cadi la prima volta, cadi la seconda, cadi la terza, di volta. Fino a quando non capisci che, forse forse, il surf non fa proprio per te. In fondo il mare non ti è mai piaciuto.

Il problema è che la luce che cerchiamo, non è più in quella stanza forse si è spenta per sempre o sta già riscaldando altri luoghi, e non ci sarà interruttore che la potrà nuovamente riaccendere. E fino a quando ci ostineremo a non capire che dobbiamo aprire quella cazzo di porta, non risolveremo nulla. Dobbiamo accendere la luce, ma non di quella stanza. Quella ormai non esiste più, e il suo calore è solo un dolce e aspro ricordo. E questa nuova consapevolezza deve nascere dentro di noi, nonostante non sia facile lasciare andare un luogo che per lungo tempo è stato la nostra isola felice.

Sempre ritornando ad Harry Potter, Sirius Black ne Il calice di fuoco, sputacchiando braci grida al figlioccio prima di sparire nel nulla:

Tieniti stretti gli amici, Harry!

Eh beh, mai frasi fu più azzeccata. Ma quali amici?

La lunga notte in realtà non è poi così malevola, uno dei risvolti positivi  è che ti aiuta a capire tante cose, ti apre gli occhi nonostante il buio, ti mette davanti la realtà per quella che è, senza filtri e fronzoli. È facile stare accanto a qualcuno quando tutto va bene, quando si esce spensierati, quando si ride e si scherza; ma quanti sono in grado di rimanere vicino ad una persona chiusa in una stanza, incapace di trovare l’uscita? Ve lo dico io, pochi e quei pochi probabilmente non saranno neanche le persone che immaginereste. Quelle avranno da fare le loro cose, saranno scappate a cantare ad un karaoke vecchie canzoni,  tenteranno di ballare latino americano con chi problemi non ne ha, arrostiranno carne sulla spiaggia o giocheranno un torneo di briscola con gli amici, o semplicemente saranno presi -giustamente- dalle vicende della loro vita… e lo faranno mentre voi cercate quel cazzo di interruttore con la vana speranza di trovarli fuori ad aiutarvi, in fondo vi hanno sempre detto che ci sarebbero stati, ma le voci che sentite in lontananza non sono le loro.

Tieniti stretto gli amici, Harry! … quei pochi amici. Quelli che mentre voi vi dimenate nel buio, sbattono i pugni alla porta di continuo per cercare di destarvi, per indicarvi dov’è l’uscita. Quelle voci che inizialmente faticherete a riconoscere, ma che con il tempo diventeranno sempre più forti e familiari. Quelli che nonostante tutto, quando finalmente riuscirete ( e ci riuscirete!) a girare quel pomello, troverete fuori ad aspettarvi. E saranno lì anche quando la luce vi accecherà, e vi accompagneranno verso la vostra nuova stanza, facendo diventare la lunga notte un brutto ricordo che siete riusciti a superare con le vostre forze, scavando dentro voi stessi.

In quella stanza, piano piano, ricostruirete il vostro equilibrio, fatto di nuove consapevolezze e di nuove verità. Una nuova luce, piano piano, tornerà a riscaldarvi.

La lunga notte vi ha scombussolato, vi ha fatto dubitare, cadere; vi ha fatto soffrire, gridare, piangere… Però, anche un momento così oscuro e devastante non è detto che non abbia i suoi risvolti positivi.  A volte bisogna semplicemente cambiare prospettiva e, al posto di elencare le cose negative, iniziare a vedere le cose nuove che questo periodo, inevitabilmente, ha portato nella propria vita. È facile crogiolarsi nel dolore, ma dopo la lunga notte bisogna lasciare andare le cose che ci hanno trafitto e pensare solo ai lati positivi, perché ci sono, fidatevi!

La lunga notte vi permette di crescere, di aprire gli occhi, di capire e di aprirvi a nuove possibilità, a nuove scelte… e soprattutto di scoprire quali sono i pochi amici che pazientemente vi aspetteranno fuori dalla porta.

A volte, sembra banale, ma non tutto il male viene per nuocere e poi, in fondo, la vita è una continua perturbazione dell’equilibrio, l’importante è saperci ballare su.

montecristo

Se ti è piaciuto l’articolo, leggi anche le altre storie di Cortese Irriverenza! 😀

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9 commenti

  1. Già le lampadine non son sempre  affidabili meglio uscire  alzare lo sguardo verso il cielo e lasciarsi guidare dalle stelle 🙂
    Se poi è nuvoloso … Tocca affidarsi alla luce più potente quella cui riverbero e tale da accecare 
    Se non la vedi e solo  perché sei troppo vicina … 
    È dentro di te 🙂

    Poi è vero a volte il fato pare proprio accanirsi 
    ma la vita è una maestra e come tale se la prende maggiormente con gli studenti in cui vede del potenziale …

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    • Il problema è che la nostra vita è fatta di quelle lampadine, ognuna con la sua specifica funzione: una è la famiglia, una è l’amore, una l’amicizia, una la stabilità lavorativa, e così via… poi capitano quei periodi dove iniziano a fare le bizze, succede. La luce che ci sta fuori la vedo come quella che risiede dentro di noi, perché alla fine nessuno può intaccarci se la felicità e il calore ci viene da dentro… però è uno stato un po’ difficile da raggiungere… almeno credo.. 🙂

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  2. Tutti, con diversa intensità, conduciamo dentro di noi un dialogo interiore.
    Ci sono alcuni, in particolare se vivono da soli, che a questo dialogo danno persino voce, con soliloqui nei quali due personaggi discutono tra di loro.
    I pensieri si dipanano in continua alternanza fra quello che vorremmo essere e fare e quello che in realtà facciamo e siamo, fra le mete che vorremmo conquistare e l’autocritica che ci prospetta i nostri limiti, a volte esasperandoli.
    I pensieri corrono come velieri nel mare della nostra mente, filano più veloci della nostra volontà. Sono propositi buoni e sentimenti cattivi, impulsi di generosità e spinte egoistiche. Sogni che ci proiettano nel futuro e nostalgie che ci ancorano al passato, privandoci del presente.
    Questo lavorio dentro di noi prosegue anche di notte: la nostra mente non smette di elucubrare. E’ un laboratorio che non conosce orari di lavoro e che si ferma soltanto quando siamo intenti a un’attività che ci soddisfa completamente, per esempio quando diamo libero sfogo alla nostra creatività.
    Raramente siamo in grado di convivere internamente pacificati, in quello stato di serena beatitudine che potremmo definire con un’immagine metaforica “il sorriso interiore”.
    Come lottare con queste tempeste intime? E sono davvero negative? Forse, non dovremmo allarmarci quando la burrasca assume toni fragorosi. Si placherà.
    Poi, non lasciamoci trascinare lontano da quei velieri, verso isole di illusione o sconforto. Teniamo saldo il timone del nostro discernimento, evocandolo dalle profondità sapienti del cuore.
    Sarebbe certo utile, nei passaggi più difficili fra le onde, un interlocutore a cui affidarsi, con cui confidarsi, ma poiché raramente è disponibile, possiamo ricorrere ad un espediente antichissimo, al nostro “diario di bordo”: affidare alla carta i pensieri più galoppanti.
    E la rilettura, tempo dopo, ci servirà per ridimensionare gli eccessi. Alla fine, quello che dovremmo fare è abituarci a convivere con il nostro conflitto interiore, accettandolo come una realtà ineludibile ed anche positiva. In fondo, fa parte della dinamica della vita e se sapremo governare le sue vele con distacco e un po’ di serenità e, forse, un pizzico di ironia, diventerà una ricchezza.
    Di più. Una persona senza i marosi dei conflitti è un individuo senza vitalità: adagiato sulla coffa della falsa sicurezza si sente già a posto così.
    E’ tra quelli che stanno sempre dalla parte giusta, che non sbagliano mai, che hanno sempre l’ultima parola, che vincono sempre. Non perdono mai. Sono vincenti: ma non sono “invincibili”, perché non hanno conosciuto mai il sapore della sconfitta.
    Invincibile, invece è: il sole che torna ad avvolgere le cose dopo che la notte le aveva confuse nell’oscurità; il fiore che torna a regalare perdutamente profumo e colore senza curarsi chi meriti o no il suo dono; l’anziano , sazio di giorni, che non smette di credere che il “fare” non è l’unico valore della vita; il giovane assetato di futuro, che compie il primo passo di un lungo viaggio.
    Talora può capitare che quasi nulla avanzi di noi stessi, alla sera: solo stanchezza, desiderio, attesa. Tutto, in certi momenti, appare perduto, vuoto, inutile. Ma proprio lì, al contrario di ogni evidenza, accade, si solleva, comincia qualcosa di inedito: il vento.
    Il vento della perseveranza gonfia nuovamente le vele, profuma le fronti sollevate a cercare colori e incontri che aggiungono sapore nuovo al quotidiano. Il cuore si rinnova in una danza che canta alla vita, nella gratitudine, nello stupore. Appare possibile tutto ciò che appariva spento, fermo, inamovibile.
    Marinai dell’anima: questo ci basti per sentirci invincibili.
    MARINAI DELL’ANIMA
    di Fausto Corsetti
    Un caro saluto
    Fausto

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