La Lettera di Kathryn Hughes [Recensione]

Oggi vi parlo di un libro che pare abbia scalato le classifiche dei più letti: La lettera di Kathryn Hughes.

Buona Lettura!
🙂

Titolo: La lettera
Autrice: Kathryn Hughes
Casa Editrice: Casa Editrice Nord (5 maggio 2016)
Pagine: 348
Prezzo: 9,99€ Kindle; 14,11€ Cop. Rigida; 4,25€ Cop. Flessibile
Acquistalo su Amazon: Qui
Trama: Quanto può durare un ricordo? Tina se lo chiede ogni sabato, davanti ai vestiti usati che vende per beneficenza. E se lo chiede quando, in una vecchia giacca, trova una lettera che risale al settembre 1939. E che non è mai stata spedita. Chi saranno mai Chrissie, la destinataria, e Billy, l’uomo che nella lettera implora il suo perdono? Qual è la storia che li unisce? E che ne è stato di loro? Inseguire quel ricordo ingiallito diventa ben presto per Tina una ragione di vita, l’unico modo per sfuggire a un marito violento e a un’esistenza annegata in un oceano di rimpianti. Con una passione e un coraggio che non sapeva neppure di avere, Tina inizia quindi a scavare nel passato, intrecciando ricordi arrossati dal sangue della guerra e confusi dalle nebbie del tempo. Inizia a lottare per cambiare. Per vivere, finalmente. Perché sa che aggrapparsi a quel ricordo significa non arrendersi, sfidare il destino, scommettere sulla propria felicità. E che non è mai troppo tardi per perdonare. Soprattutto se stessi. Una storia che regala un crescendo di emozioni e in cui ogni donna si può identificare; un’autrice che sa raccontare con slancio e sincerità la forza dei sentimenti: ecco perché La lettera ha entusiasmato i lettori di tutto il mondo, diventando in brevissimo tempo un autentico bestseller e rimanendo nel cuore di chiunque abbia trovato, nella vita dei suoi personaggi, una scintilla della cosa più preziosa in assoluto: la speranza.

Quest’estate ho letto diverse recensioni positive riguardanti La Lettera di Kathryn Hughes. Il libro, quasi all’unanimità, è stato etichettato come un meraviglioso bestseller in grado di emozionare chiunque. Potevo non leggerlo? Certo che no! Così, quando l’ho trovato in offerta su Amazon a 2,99€, non ho potuto far a meno di cliccare su acquista.

La storia racconta due vicende, una ambientata nel 1973. Qui conosciamo Tina, una giovane donna vittima di violenza, sia fisica che psicologica, da parte del marito violento. Un giorno trova una lettera senza timbro postale all’interno di un vecchio abito e si prefigge l’obiettivo di recapitarla al destinatario, nonostante siano passati più di 30 anni. L’altra parte della storia è ambientata in un passato ancora più lontano, e racconta la vita del mittente e del destinatario di quella lettera che ha così tanto colpito Tina da spingerla a cercarli.

Le due storie si intrecciano fra di loro, conducendo il lettore alla risoluzione di tutti i misteri presenti.

La lettera è un libro dai molteplici aspetti, innanzitutto è sopravvalutato. Ci troviamo di fronte a una bella storia, ma ci sono alcuni elementi che proprio non vanno.

La trama è troppo pretenziosa in quanto enfatizza troppo dei comportamenti che sono presenti, ma non hanno il significato che gli viene attribuito. Esaminiamone un pezzo:

[…]Inizia a lottare per cambiare (Tina purtroppo non lotta, ci prova ma non è capace di uscire da quella spirale di violenza nella quale si rituffa di sua spontanea volontà). Per vivere, finalmente ( in realtà riesce a riavere una vita normale, perché le negatività l’abbandonano fortuitamente). Perché sa che aggrapparsi a quel ricordo significa non arrendersi, sfidare il destino, scommettere sulla propria felicità (No, assolutamente no). E che non è mai troppo tardi per perdonare. Soprattutto se stessi. Una storia che regala un crescendo di emozioni e in cui ogni donna si può identificare (le emozioni ci sono, ma fortunatamente non tutte le donne si identificheranno nella protagonista(e) e solo leggendo il romanzo capirete perché); un’autrice che sa raccontare con slancio e sincerità la forza dei sentimenti […]

Ma tralasciamo la trama, che cerca semplicemente di vendere e rendere più affascinante un libro, un po’ come le immagini farlocche delle merendine sulle scatole.

La storia, come già accennato, alterna i fatti che avvengono nel 1973 con quelli antecedenti la data della lettera, che vanno dal 1936 in poi, in modo da dare al lettore un quadro chiaro della situazione, senza che questo si trascini dubbi per interi capitoli. Il tutto è fatto in modo molto ordinato, e non genera alcun tipo di confusione in chi legge. L’elemento intorno alla quale verte l’intera storia è il ritrovamento di questa lettera, da cui il titolo del romanzo (un po’ banale… ma vabbè). Una lettera senza timbro che contiene una richiesta di matrimonio, delle scuse e un indirizzo. Chi l’avrà scritta? E perché non è stata spedita? Recapitarla al destinatario potrebbe essere una cosa positiva? o è meglio lasciare tutto inalterato? Le risposte a queste domande faranno sì che la storia trovi il suo sviluppo saltellando avanti e indietro nel tempo. Il risultato è un racconto avvincente e molto sentimentale.

Vengono affrontate diverse tematiche, alcune anche con un determinato peso. Si parla infatti di violenza, dando soprattutto particolare importanza a quella psicologica. Tina è vittima del marito, un ubriacone violento, ma è del tutto incapace di lasciarlo. Anche nel momento in cui va via di casa non è in grado di mantenere la sua posizione ritornando, così, da lui convinta che sia cambiato. Inoltre si parla anche dell’importanza delle proprie origini e della ricerca di se stessi.

I personaggi sono ben delineanti. Tina, una donna apparentemente forte, ma incapace di prendere delle decisioni che la rendano una persona felice. Rick, il marito ubriacone, violento e narcisista. Graham, devoto e fedele amico di Tina. E poi Chrissie, Billy, William… tutti con la loro storia e le loro caratteristiche che li rendono familiari al lettore.

Lo stile è forse la cosa che va a penalizzare più di tutto la storia, in quanto risulta eccessivamente semplice, a dir poco elementare. E non che si voglia una prosa ciceroniana, ma sembra di leggere una favola alla quale manca il …c’era una volta.

Un altro elemento che stona è il finale. Come già scritto, le vicende narrate, appartenenti a due periodi storici diversi, finiscono con l’intrecciarsi, ma l’intreccio che si viene a creare è troppo perfetto.  Ci sono dei risvolti reali, ma sono eccessivamente costruiti facendo così perdere quel verismo di cui è impregnata l’intera storia. E ok che vogliamo l’happyending, ma forzarlo troppo rischia solo di rovinare un bel racconto.

La copertina è molto carina, e devo dire che ha catturato la mia attenzione, probabilmente più della trama, ma fatico a capire il significato di quella foglia piazzata nel mezzo. Probabilmente è un elemento caratteristico dei libri scritti dalla Hughes in quanto ho notato altre copertine con la stessa foglia.

Nel complesso la storia è molto bella, avvincente, in grado di coinvolgere il lettore e di creare una sorta di empatia con i suoi personaggi. Il problema sono lo stile e il finale un po’ troppo perfetto, ma rimane comunque un libro che regala piacevoli momenti di lettura.

Lo consiglio?

Certo che sì!

Se ti ho incuriosito e vuoi acquistare il libro lo trovi su Amazon Qui .

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15 commenti

  1. Lo spunto, la lettera ritrovata, non sarebbe male, ma forse lo sviluppo è tirato e artificioso da quanto si desume dal sunto della trama.
    Ormai ci si accontenta, un Tolstoi d’altronde non nasce tutti i giorni e questi, anzi, sono tempi che tra il prevalere di interessi commerciali e il genere di vita, mancano le premesse.
    I libri come le susine del supermercato: aspetto accattivante, succoso, belle grosse, e poi le mangi e sono agre e acerbe. Quando non san di niente.

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  2. E siamo lì appunto, interessi commerciali (metti contratti e scadenze da osservare e impegni in contrasto da smaltire) e genere di vita (abbiamo troppe cose e vizi e lussi da rincorrere e mantenere, pensa solo al carico che ti dà un cellulare!!!!)

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      • Si troppe pagine possono effettivamente  spaventare una discreta fetta di lettori 
        Ma qui son poi 350 anche se arrivava a 500 rimaneva nella media  
        il libro poi dovrebbe durare le pagine che la storia raccontata richiede 
        Il che non vuol dire far per forza  libri da 2000 pagine
        Per dire
        i dolori del giovane Werther è corto ma è lungo il giusto 
        Therese Raquin dura meno di 300 pagine ma non manca nulla 
        I misteri di Udolpho invece  risulta troppo lungo (passa le 1000..) in relazione alla storia 
        Poi dovendo scegliere sempre meglio qualche pagina di troppo  che una storia diluita .. 
        Troppo fastidiosa quella sensazione quando senti che accelerano verso la fine

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