Memorie di una collegiale: Amicizie sigillate da un rotolo di carta igienica e distrutte da una piastra per capelli [Cap.7]

Memorie di una collegiale #7

La mia ex-migliore amica la conobbi durante il mio primo anno di università. La nostra amicizia nacque grazie a un rotolo di carta igienica e terminò a causa di una piastra per capelli.

Erano i primi periodi universitari: vita nuova, amici nuovi e una libertà alla quale non si è abituati. Vivevamo entrambe nello stesso collegio. Io, diciottenne postuma di un’adolescenza all’insegna del dark style, matricola di ingegneria. Lei, fighetta ultra viziata al terzo anno di filosofia.
Il diavolo e l’acqua santa, come potevamo non trovarci?

Il nostro primo incontro avvenne una sera quando io, novellina all’interno del mio convitto monastico, girovagavo alla ricerca di una qualche forma di vita con cui poter fare amicizia. Durante questa mia esplorazione la natura mi ricordò che dovevo fare pipì. Ed ecco arrivare la tragedia! Fra uno spazzolino da denti, un pacco di pasta, un tubetto di dentifricio e un barattolo di nutella, avevo dimenticato un oggetto di fondamentale importanza: la carta igienica. Stavo per rientrare nella mia stanza alla ricerca di una valida alternativa quando nel corridoio la incontrai e, al posto di presentarmi, esordii con un “hai un rotolo di carta igienica? Ho dimenticato di comprarla!”. Lei mi sorrise e andò a prendermene uno.

Quel rotolo sigillò l’inizio di un’amicizia durata anni e che, fra alti e tantissimi bassi, tutto sommato, rappresenta un bel ricordo della mia vita universitaria.

Lei era una tipa un po’ strana con evidenti turbe psichiche, eccessivamente gelosa di qualunque cosa o persona le “appartenesse”. Paranoica, egocentrica, egoista, un pochetto menefreghista e con un rapporto di odi et amo con la sorella capace di far sclerare Gandhi. Ma l’amicizia, si sa, è come l’amore: non la scegli, ti capita e te la prendi.

E così fu.

Siamo state sin dall’inizio molto legate. Capitavano le notti che dormivamo insieme, in un letto da una piazza, due ragazzone di quasi 1 metro e 80 ciascuna, per il puro gusto di raccontarci tutte le nostre cose fino allo sfinimento. Uscivamo, ci scambiavamo i vestiti, cucinavamo insieme, facevamo mega maratone di film horror a tematica satanica giusto perché eravamo in un collegio.

Lei aveva dei modi di fare un po’ strambi. Capitava che mi chiamava alle tre di notte perché aveva trovato all’interno di un libro una frase così bella, ma così bella, che non poteva aspettare il mattino seguente per leggermela. No! Doveva condividerla subito. E allora, siccome non esisteva facebook con i suoi miracolosi tag, dovevo sorbirla dopo essermi presa uno spavento non indifferente. Stessa cosa capitava quando litigava con la sorella- non ho mai capito perché litigassero durante la notte- e mi chiamava in lacrime per sfogarsi.

Leggermente ipocondriaca, credo che si sia auto diagnosticata 1001 malattie diverse, qualcuna, probabilmente, l’ha persino scoperta lei. Per ogni sintomo che aveva dottor Google era sempre presente, pronto a diagnosticarle una morte precoce. E ovviamente, io dovevo stare lì a dirle: “No, ma che cosa dici! Guarda che di colera in Italia non ci si ammala più!”.

Era bizzarra. Inutile nascondersi dietro un dito.
Un giorno me la ritrovai in camera- avevo il vizio di lasciare la porta aperta- mi guardava, muta, con un sorriso da far invidia allo Stregatto.Tutto ok? È successo qualcosa?– lei continuava a non proferir parola e a fissarmi con il suo sorriso a 56 denti- ehi! Che succede?”, “Ma come– starnazzò dopo interminabili minuti di silenzio leggermente infastidita- non hai notato che ho sbiancato i denti? ” e detto questo mi si avvicinò a tre millimetri dal viso per farmi vedere il lavoro poco accurato del suo dentista.

Durante la sessione degli esami spariva completamente, si perdevano le tracce, non rispondeva neanche ad un messaggio perché lei doveva studiare. Quando poi a studiare erano gli altri ti si piantonava addosso, guardandoti con il suoi occhioni castani alla Gatto con gli stivali, fin quando non le facevi il favore che ti chiedeva o non stavi ad ascoltare la sua super mega avventura della giornata. Il fatto che poi ti raccontasse di come avesse gabbato il controllore nell’autobus con il suo biglietto riutilizzato, scolorito all’interno di una soluzione di acqua e limone scoperta su Youtube, è un dettaglio.

Lei era quella che mangiava i ceci crudi dal barattolo perché convinta che fossero cotti; che ti diceva “arrivo fra 5 minuti” e tu, durante quel lasso di tempo, facevi in tempo a guardare due episodi della tua serie tv preferita; che cambiava accento e dialetto in base alla persona che frequentava; che ti costringeva ad uscire con lei facendoti venire i rimorsi per poi scoprire che la sua uscita era finalizzata a controllare il ragazzo al pub con gli amici; che si faceva la permanente per poi lisciare i capelli, poiché riccia si sentiva una z*ccola; che quando ti prestava una qualunque cosa, anche se non la usava da anni immemori, il giorno dopo diventava indispensabile e gliela dovevi rendere; che usava l’ammorbidente come detersivo per i piatti perché tanto è la stessa cosa; che aveva nella sua stanza le tazze di tutte le ragazze del collegio perché si seccava a lavarle una volta utilizzate; che anche quando non andava di fretta correva; che far silenzio equivaleva a dirle “sbatti più forte che puoi la porta”; che ti scroccava i soldi della SOS ricarica perché aveva urgentemente bisogno di chiarire con il fidanzato e non sapeva dove andare a ricaricare; che organizzò la festa del suo compleanno con più di 20 persone comprando dolci per tre.

Lei era tutte queste cose e anche altro, ma nonostante le sue stranezze, il suo egocentrismo ed egoismo, io le volevo bene. Con lei ero caduta vittima di una deleteria Sindrome della Croce Rossina. La vedevo innocua, credulona, una bambinona troppo cresciuta e probabilmente lo era.

I veri problemi nacquero nel momento in cui subentrarono i nostri (ex) ragazzi. Il mio la odiava. Litigammo infinite volte a causa sua e a nulla servivano i miei tentavi di riappacificazione: “Dai Amore, il fatto che voglia farmi conoscere altri ragazzi sperando che mi innamori di uno di loro e ti lasci, non vuol dire che ti odia!”.

Il suo, invece, era eccessivamente geloso: un pomeriggio, con altre amiche, scoprimmo che lei aveva lasciato il telefono sopra una mensola- in modo da non destare sospetti- con il fidanzato all’altro capo che ascoltava  le nostre conversazioni poiché convinto che parlassimo di maschi. Si sorbì un’ora di racconti riguardanti il ciclo mestruale e i farmaci che utilizzavamo per lenire i dolori.

Poi, ahimè, una piastra per capelli si mise fra noi e l’amicizia finì.

Piastra

La piastra in questione era un prestito che mi aveva fatto poiché avevo dimenticato di portare la mia e, come già accennato, dopo neanche qualche ora, iniziò a chiedermi ripetutamente di riaverla indietro. Mi mandò mille messaggi, cercò di telefonarmi, ma io non le risposi.

Dormivo.

E allora successe il patatrac: venne furente davanti la mia stanza e si mise a sbattere ripetutamente contro la porta. Litigammo e la piastra provò l’ebbrezza del volo. Da quel giorno non ci parlammo più. Credo che per le nostre coinquiline la fine della nostra amicizia fu una benedizione: non c’erano più quelle due che cantavano in cucina a squarcia gola o che la notte rimanevano davanti la tv a ridere fino a tardi.

Il collegio ne guadagnò di pace e noi diventammo reciprocamente invisibili.

Nonostante tutte le cose raccontante di questa eccentrica donzella, la sua amicizia rimane comunque un bel ricordo e penso a lei con tanta nostalgia. Attualmente non ho idea di che fine abbia fatto, ma chissà che un giorno non la ricontatti anche solo per farmi ridare il dvd originale in edizione speciale di Jack lo Squartatore che le prestai

SCOPRI TUTTE LE MEMORIE DI UNA COLLEGIALE:
  1. La verità, vi prego, sulle suore
  2. 50 sfumature di suora
  3. Le origini
  4. L’orario di rientro
  5. Ma tu odii le suore?
  6. Luoghi di ritrovo
  7. Amicizie sigillate da un rotolo di carta igienica e distrutte da una piastra per capelli 
  8. Vogliamo l’albero di Natale!
  9. La cartellina del demonio

 

Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale

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34 commenti

  1. Quoto chi ha scritto sopra
    Hai davvero un bel modo di rievocare i ricordi 🙂
    Fai strappare sempre un sorriso 🙂

    che non ti abbi più cercato è “normale” da come descrivi tu eri attenta bendisposta e lei più menefreghista
    Quando si litiga con tali soggetti si pensa “beh ho fatto tanto per lei quindi si farà sentire…” invece non si fan sentire più
    e tu ovviamente ci rimani male “ma possibile? ” e per orgoglio fai lo stesso
    e cosi ..
    può succedere che riappaia e che il rapporto si riallaci (a me è capitato dopo 7 anni di silenzio..)
    Si sente che sei “troppo” brava 🙂
    Le presteresti pure Jack lo squartatore in blu ray 😀

    Piace a 1 persona

    • Ciao, grazie mille per i complimenti!
      Devo essere sincera, penso alla sua amicizia con nostalgia. Probabilmente però è un sentimento più legato al periodo che a lei.
      Forse è anche vero che cercandomi potremmo ritornare ad essere, non dico amiche, ma buone conoscenti
      🙂

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      • Figurati vengono talmente spontanei 🙂
        Beh i ricordi in effetti sempre più dolci
        Quindi dici sia così? Può anche essere certo
        Si secondo me potrebbe funzionare poi lei con il tempo magari non sarà cambiata ma quantomeno si sarà “evoluta”

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      • Ma no 😀
        Oddio si c’è pure sta possibilità 😀
        Però Io intendevo in positivo 🙂
        magari maturando ha smussato un po’ qua e là mantenendo comunque l’io di base …
        Insomma eravate pulzelle ore siete.. fanciulle 🙂 qualche cambio è normale sia avvenuto

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      • Ecco per esempio 
        Tu ora per via di alcune oscure nubi hai la fiducia verso gli altri un po’ rimaneggiata 
        Questo porta ad una modifica momentanea (presto il vento spazzera  le nubi e il sole tornerà a far capolino 🙂  ) di una parte di te 
        A seconda delle situazioni vissute queste modifiche invece posson diventar più durature 
        Oppure c’è anche il caso che l’io non si sia manifestato come era in realtà 
        cioè tu per esempio in questa ex amica all inizio vedevi altro 
        Può essere che ora quello che tu vedevi in lei sia uscito fuori 
        Altre volte si smussa 
        Io per esempio son timido di indole ma tra ora e come ero 20 anni fa ci sta un abisso 
        Oppure l’esempio forse più evidente l’amore 
        mai fatto caso a come cambi una persona una volta innamorata ? 
        O fatto cose che non nella tua indole una volta innamorata ?
        Ecco vedi l’io quindi può variare in bene o in male a seconda delle situazioni

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  2. Probabilmente hai ragione, la nostalgia è più per il periodo che per la persona, decisamente insopportabile. E’ vero pure che, soprattutto se una persona è timida e/o poco inserita, trovare una di queste spaccamondo che camminano nella vita come regine può avere un suo fascino.

    La sindrome della crocerossina? Brutta bestia per molte persone!

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  3. Alla fine è meglio perdere che trovare delle persone così poco comprensive con l’altro. Lo spirito della crocerossina non porta a nulla di buono perché, è vero che nella vita si cambia ma, chi nasce rotondo non muore quadrato.
    Non si cambiano le persone. Puoi “smussare” alcuni difetti ma prima o poi torna a galla la personalità, in questo caso, da stronza.
    Quindi avanti così! Perché cercare chi ti ha fatto penare e chi non t’ha dimostrato di “esserci” in maniera sincera?

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