Wonder Woman: siamo sicuri che sia il più bel film DC? [Recensione]

Nei giorni scorsi ho letto commenti super eccitati sul film di Wonder Woman: il più bel  film DC di tutti i tempi, min*ia che figata, wow wow…

Non nascondo che oltre all’essere curiosa di mio, maledetti trailer, mi sono fatta circuire dai tanti commenti e sono andata al cinema carica di un entusiasmo che già dopo la prima mezzora era svanito. Vi dico solo che rispondevo tranquillamente ai messaggi che mi arrivavano sul telefono quando di solito chiudo tutti i contatti con il mondo.

Comunque sia, partiamo dall’inizio:

Di cosa parla Wonder Woman?

Trama presa pari pari da Coming soon:

Nata Diana di Themyscira, principessa delle amazzoni, e cresciuta su un’isola paradisiaca al riparo dal mondo esterno, fin da bambina la futura Wonder Woman (Gal Gadot) è stata protetta dalle attenzioni di sua madre, la regina Hippolyta (Connie Nielsen), e del suo popolo. Ma ciò non significa che non abbia dovuto affrontare prove durissime. Il faticoso allenamento tradizionale per diventare una combattente invincibile, per lei è stato cinque, dieci volte più aspro di quello di qualsiasi altra giovane amazzone, eppure le ha permesso di scoprire le sue doti nascoste, abilità innate fuori del comune persino su un’isola di grandi guerriere. I poteri la investono di una responsabilità che sconfina dal suo piccolo regno e l’arrivo del pilota americano Steve Trevor(Chris Pine), costretto a un atterraggio di emergenza sulle coste di Themyscira, la mette di fronte a una verità che non può ignorare: tra gli uomini imperversa un atroce conflitto mondiale e Diana è decisa a intervenire. Cresciuta con lo spauracchio della storia di Ares, di come il dio della Guerra ha corrotto gli uomini, di come fosse responsabilità delle Amazzoni distruggere lui e tutto ciò che rappresenta, che la loro missione era di portare pace e amore tra gli uomini, Diana è convinta di poter fermare la minaccia, al fianco dell’uomo appena conosciuto, e così lascia la sua casa per la prima volta nella vita, diretta verso il mondo degli uomini di cui ha sentito parlare soltanto nelle fiabe. Armata di scudo, spada, lazo e tiara, sbarca nella Londra del 1918, dove assume l’identità di Diana Prince e viene a patti con gli stretti tailleur militari dell’epoca. Alla fine della farsa, la principessa delle amazzoni si trasformerà nella supereroina Wonder Woman, per sconfiggere il perfido villain Doctor Poison (Elena Anaya), dottoressa assoldata dall’esercito tedesco per sviluppare micidiali composti chimici, e porre fine alla sanguinosa guerra. Al fianco della statuaria guerriera, per aiutarla a orientarsi prima nella vecchia e polverosa capitale inglese, poi nell’oscura campagna belga, ci sarà l’affidabile e capace segretaria di Trevor, Etta Candy (Lucy Davis), giovane risoluta ed esempio di donna moderna (per il 1918); e la coppia di soldati reietti composta dall’artista della truffa Sameer (Saïd Taghmaoui) e dall’ex cecchino rissoso Charlie (Ewen Bremner). L’attore Danny Huston, invece, interpreta il grande cattivo del film, il maniacale Generale Ludendorff, cuore di tenebra e vero burattinaio di Poison.

Perché non mi è piaciuto?

Beh, perché è lento. Molto lento, almeno per la prima ora dove racconta le vicende delle Amazzoni sull’isola di Themyscira. Vediamo donne valorose che si allenano per fronteggiare un probabile  combattimento. Salti acrobatici (forse pure troppi), calci, mazzate… e un piccola bambina che scorrazza lanciandosi nel nulla con la speranza che la madre la faccia diventare una combattente. La bambina cresce, diventa una donna adulta e viene addestrata duramente diventando la più forte di tutte le Amazzoni. Poi, dal nulla arriva un pilota americano, Steve Trevor, con al seguito un fornito battaglione di tedeschi. Scoppia un breve conflitto dove vediamo fronteggiarsi archi e frecce contro fucili e soldati incazzati. Bla bla bla (vi evito spoiler). Diana, che sembra una specie di papaboy, lascia l’isola per andare a “sconfiggere la guerra” che secondo lei veste i panni di Ares, il dio della guerra.

Il personaggio di Diana, soprattutto all’inizio, viene un po’ trattato male, spesso sembra un’esaltata che si muove al grido di Pace, pace, pace… infarcita di vecchie storie raccontatele. E una caratteristica che proprio non mi è piaciuta è stata l’ingenuità con la quale l’hanno dipinta. Dopo varie scenette ambigue che dovrebbero far ridere, ti viene voglia di andare lì da lei, agguantarle una guanciotta e dirle: “Patatonaaaaaa! come sei tenera!” .

Comunque, andiamo avanti. Diana arriva alla volta di Londra e lì gironzola per le strade con scudo e spada, trova vestiti nuovi, fa un po’ di casino dovuto al fatto che ha sempre vissuto su di un’isola dove il progresso non è mai arrivato. Dopo aver sbrigato le varie commissioni parte con uno scalmanato gruppo al fine di incontrare Ares e sconfiggere la “guerra”.

Il nostro gruppo arriva sul fronte, sanno che le sorti della guerra (senza dii, spade e scudi) dipende dalle informazioni che sono riusciti a carpire ma arrivare a destinazione non è così semplice. Qui però, l’impulsività di Diana, farà in modo di capovolgere le sorti di alcune battaglie. Alla fine i nostri eroi, dopo varie peripezie, riescono a confrontarsi con il nemico. Il gruppo si divide e Diana resta sola a combattere con il tanto ricercato Ares. Riuscirà la nostra eroina a salvare il mondo?

Qui vorrei fare due osservazioni:

  1. Perché nei film, generalmente parlando, la gente non dice mai le cose come stanno? Perché, cacchio, Ippolita fa partire la figlia, che probabilmente non vedrà più, senza raccontarle chi è realmente? Che senso ha?
  2. Nel film vedrete una scena che, personalmente, mi ha suscitato non poca ilarità. Diana finalmente incontra Ares, però è sprovvista di spada, l’ha dimenticata sopra un tetto… capita! Mentre parla con il suo nemico, un gran simpaticone molto loquace, la va a prendere come se nulla fosse e nella mia mente ho immaginato il seguente dialogo: “Aspetta nu momento zi’, ho dimenticato la spada con cui ti devo fare a pezzi!”; ” Vai pure cara, io non mi muovo da qui, fai con comodo” “Eccomi, ora possiamo combattere!”    …….la domanda è: Perché?

Wonder Woman è un film femminista?

Per quanto mi riguarda no. Il fatto che Wonder Woman abbia come protagonista una donna non significa che debba beccarsi l’etichetta di femminista. La storia nasce intorno a questo personaggio, non rappresenta un’innovazione. Tanto meno vengono affrontate delle tematiche che lo possono andare a collocare in quest’ambito.

Diana è una donna forte, combatte ed è molto risoluta rappresentando una protagonista che non siamo abituati a vedere, ma essere delle guerriere e saper tirare dei calci rotanti non vuol dire essere delle femministe.

È vero che ha uno scopo che la fa scontrare contro una mentalità poco incline ad accettare la presenza delle donne, ma lei non la combatte, se ne frega in quanto ha un nemico ben più grande da sconfiggere.

Un film è femminista quando presenta un cambiamento, una lotta al patriarcato e alla misogina. Questo è invece un film di guerra, dove un’eroina deve sconfiggere il cattivo di turno.

Conclusioni

Wonder Woman non lo reputo un film da sconsigliare, in fondo, per gli amanti del genere, ha tutto quello che solitamente viene richiesto: un’eroina, un cattivo, combattimenti spettacolari, effetti speciali, una trama ben sviluppata.

Il problema nasce forse dalle grandi aspettative che nel tempo ha alimentato. Non è un film brutto ma neanche uno che rimarrà nella storia del cinema.

Una cosa positiva? Gal Gadot, dire che sia sublime significa non renderle giustizia.

 

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30 commenti

  1. Wonder Woman ha fatto parte di esempi per movimenti femministi. Le Amazzoni erano contro il maschilismo e le società patriarcali.
    Levando la parentesi, i film DC sono sempre peggiori delle aspettative (salvo eccezioni) e peggiori, secondo me, dei film Marvel (per bugdet solitamente). Li ho visti tutti quelli che pongono le basi per la Justice League e spero che il film sulla squadra di Batman e Superman sia bello e intenso.
    I personaggi DC sono difficili, il fatto che nei film non vengono mai come tanti si aspettano è una delle conferme.

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  2. Beh, intanto Ares era il fratellastro e non lo zio, secondo poi la spada non è che l’avesse dimenticata al piano di sopra, è che se ne era già servita per quella che sembrava essere l’unica impresa per cui era destinata 😉
    Per il resto, più o meno la penso come te (più o meno). A me è piaciuto, nel suo genere è tra meno peggio.

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  3. Concordo con la recensione, e aggiungerei anche la mia analisi per confronto: non hai avuto anche tu la sensazione che mancasse conflitto?
    Cioè, ci sono delle opposizioni dichiarate sulla carta (idealismo vs senso pratico, femminismo vs società maschilista, guerra vs amore, amore vs sacrificio), ma poi questi conflitti vengono lasciati lì, sulla carta, non arrivano mai allo spettatore.
    I personaggi danno una alzatina di spalle e via, nemmeno litigano, ecco perché ho avuto l’impressione che il film fosse moscio, se non addirittura noioso.
    E Gal Gadot è di una bellezza completamente fuori scala.

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  4. Mah, quando di un film il recensore parte asserendo “min*ia che figata” (riporto le tue parole che a tua volta riportavi quelle dei recensori che incontravi), mi viene già da diffidare.
    Tra parentesi, non vorrei sbagliarmi, ma proprio stamattina ho letto da qualche parte che WW sta sbancando ai botteghini USA. Secondo “mah!”
    Di tutta questa faccenda, l’unica nota positiva mi sembra la tua lucida e ben scandita struttura del post, precisa e chiara anche nei dettagli. Sarai mica tu alla fine la wonder woman? 🙂

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    • Esatto! Il film sta avendo un successone… passando anche per quello che non è.
      Hanno comunque fatto un’operazione di marketing a tappeto, da oltre un anno non si parla di altro e i risultati si sono visti (in termini di botteghino).
      Come sempre ti ringrazio per le bellissime parole… è sempre un piacere ricevere dei complimenti! 🙂 mi spronano a scrivere sempre di più, anche quando vorrei abbandonare tutto… grazie! 🙂

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  5. Io non avevo molta voglia di vederlo, ma per far piacere a figli e marito mi sono fatta coraggio…e alla fine l’ho trovato piacevole, nulla di che per carità, non mi aspettavo neanche chissà quale messaggio femminista, La prima parte è proprio quella che mi è piaciuta di più 😉 Lei e le amazzoni belle che più belle non si può…beate loro! Eheheh!

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  6. Non sono una fan dei film sui supereroi, ma questo sono andata a vederlo perché, tra quelli in programmazione, mi pareva il più decente… la mia impressione è che siano stati “fortunati” a scegliere un’attrice come Gal Gadot, che, insieme alle amazzoni, tiene lo spettatore incollato allo schermo… ho trovato noiosetta e insulsa la parte finale…

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  7. Da un punto di vista femminista, questo film presenta delle criticità. Da una parte c’è il fatto che dopo più di 10 anni nei quali sono state prodotte decine e decine di pellicole dedicate ai fumetti, finalmente l’industria decide di produrne uno su un’eroina e non solo: sceglie una regista donna. Due eventi chepotremmo definire epocali, visto che quello del cinema è un mondo prevalentemente maschile, sia per ciò che riguarda i soggetti che gli artisti. Quello che a questo punto si domanda chi ha l’hobby di “smash the patriarchy” – come amano dire le americane 😉 – questo basta a rendere femminista una pellicola?
    Secondo la regista, Wonder Woman è un film femminista, e sicuramente ci sono più passi nei quali la discriminazione di genere è sottolineata dalla sceneggiatura come dalla regia (cosa che la stragrande maggioranza dei film non fa). Ma come reagisce il personaggio principale? Le reazioni di Diana sono piuttosto sbrigative: il sottotesto sembra sempre “che cazzata il patriarcato, ma adesso ho cose più importanti da fare, devo trovare Ares e infilzarlo col mio spadone!”. Faccio un esempio: quando Steve la conduce nel pub per reclutare soggetti utili ad arrivare al fronte, la reazione di questi all’idea di affrontare una missione con una donna è piuttusto scocciata, una cosa del tipo “non possiamo perder tempo a difendere una donzella, inoltre metteremmo inutilmente a rischio la nostra incolumità!”. Lei che fa? Si mette a discutere su quanto sia sessista un’affermazione del genere? No, afferra il primo ubriacone facinoroso che li guarda in cagnesco e lo scaglia contro il muro con nonchalance, e il discorso è chiuso: si parte. Oppure quando Diana interviene ad un’importante consiglio di guerra, nonostante tutti gli insigni generali le abbiano fatto notare che le donne non sono ammesse, si dilunga a spiegare che anche le donne dovrebbero partecipare alla vita politica di un paese? No, si limita ad ignorarli e si mette a tradurre un documento in antico sumero (o babilonese, non ricordo) sul quale tutti si stavano arrovellando fino ad un momento prima. Tutto questo ci lascia con l’amara sensazione di un problema sollevato e poi accantonato senza nessuno sviluppo critico, che poi è quello che ci accade ogni volta che proviamo a proporre una analisi della questione: che palle ‘ste femministe, magari hanno pure ragione, ma sono ben altre le cose di cui ci dobbiamo occupare in questo momento. Se poi la cosa più importante è fare fuori il solito improbabile cattivo, la cui dipartita non risolve un bel nulla di nulla perché il mondo continua a fare schifo come prima, l’amarezza aumenta. Ma Wonder Woman è un cinecomic, non un’opera con una qualche pretesa di critica sociale. Per come la vedo io – ma correggetemi se sbaglio – lo scopo principale del supereroe dotato di superforza non è stimolare riflessioni (sebbene non sia certo contraria a quelli che lo fanno), ma sublimare l’inconscio desiderio degli spettatori di risolvere le frustrazioni quotidiane pestando selvaggiamente a destra e a manca. Ok, diciamo piuttosto che è il motivo per cui io fado a vedere film d’azione popolati di energumeni: siccome mi impongo sempre e comunque di non fare uso della violenza, né fisica né verbale, andare a vedere certi film ha per me un effetto rilassante. Infatti ci vado più spesso che posso, soprattutto quando c’è una donna che mena. Mi siedo, mi godo Hit-Girl o Beatrix Kiddo che affettano criminali e torno a casa più Gandhi di prima. Tutto questo ha qualcosa a che fare con il femminismo? Probabilmente no 🙂 Però questo film ha qualcosa in più, rispetto ai cosiddetti film “di menare”: almeno il problema lo pone. Non lo discute, non si sforza neanche di analizzarlo, ma lo propone al pubblico. E questo merito mi sento di riconoscerglielo, perché la stragrande maggioranza dei film dedicati alle botte da orbi non lo fa.

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  8. Commento con tremendo ritardo, avevo letto l’articolo appena pubblicato ma non ho mai trovato il tempo per commentare. Allora… il più bel film DC di tutti i tempi proprio no, c’è ancora un certo Cavaliere Oscuro (ma persino il terzo Batman di Nolan con tutti i suoi difetti è su un altro pianeta), semmai è il più bel film DC del DC Extended Universe, anche se più bello è forse una parola grossa, è il più equilibrato e genuino uscito finora. Si lascia guardare e i suoi difetti a mio modo di vedere passano un po’ in secondo piano nel momento in cui questo non ha nessuna pretesa, a differenza di un Batman v Superman che anelava a raccontarci di più (che solo Snyder sa).
    Wonder Woman non è il primo film dedicato ad una supereroina, prima ci sono stati i pessimi Catwoman ed Elektra… si è il primo film dedicato ad una supereroina! Scherzi a parte non è il primo girato da una regista donna, ci fu già Punisher War Zone che per certi versi osava di più, ma indubbiamente è il primo film di supereroi con una protagonista donna girato da una donna. Per me il risultato è più che sufficiente. Se non l’hai già fatto ti invito a leggere la mia recensione 😉

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