50 sfumature di suora [Cap.2]

Memorie  di una  collegiale #2

Io di suore ne ho conosciute veramente tante: alcune sono state le mie maestre; altre la coinquilina della stanza affianco; e qualcuna l’amica che mi portava le caramelle mentre studiavo. Ho conosciuto la suora buona, quella simpatica e, ovviamente, quella stronza.

Il primo collegio in cui ho vissuto era gestito dalla stramba Suor Lovely, l’economa sorda come una campana che si auto dotava di un amplifon naturale quando bisognava riscuotere quelli che lei chiamava i dindini. Non c’era sussurro che passasse inosservato se la retta non avevi pagato!

A dare una mano alla baracca c’era Suor Cassa, la superiora, emblema della cattiveria umana. Aveva dei bellissimi occhi cerulei ma era dotata di una stronzaggine senza pari. Era quella che ti accusava anche quando non facevi nulla; che spegneva la luce mentre eri in bagno perché si consuma; che ti rincorreva quando uscivi (o rientravi) da casa per scoprire con chi andavi e cosa facevi; che ti trattava come una cara amica ma ti pugnalava alle spalle peggio di Bruto; che ti vedeva come un assegno dotato di gambe; che ti giudicava come se lei fosse una sorta di eletta e tu, ragazzetta senza velo monacale, una peripatetica dei peggiori borghi.

Suor Trick
Suor Trick

Il suo braccio destro era Suor Trick. Il suo nomignolo nacque in quanto qualcuna un giorno decise che il suo aspetto ricordava quello di un enorme tricheco e siccome suor tricheco suonava male decidemmo  di battezzarla Trick. Lei era una di quelle convinte di essere al comando di un esercito di piccole orfanelle e di poter comandare e imporre cosa fare. Era la mia Nemesi, la mia tortura. Quando non mi vedeva in salone la mattina a fare colazione, grazie al passe-partout, veniva in camera a svegliarmi. Era un’impicciona: saliva di continuo da noi ragazze per controllare cosa facevamo, mangiavamo o guardavamo in tv. La sera, dopo un certo orario, era solita venire a  ricordarci che era tardi e dovevamo andare a dormire. Ovviamente nessuna le dava peso, ignorandola completamente e lei andava via borbottando. Una notte, siccome ci eravamo attardate più del dovuto nella sala comune per via di una piccola festicciola, venne a ricordarci che era tardi con gli occhi iniettati di sangue, con ai piedi ciabatte color verde pistacchio con su disegnato un’enorme cuore fucsia e, sotto il saio, un candido pigiama bianco tempestato di cuoricini rossi. Litigava sempre con qualcuna a causa  dei suoi atteggiamenti e ogni tanto, rendendosi conto di esagerare, ci faceva avere buste pieni di gelati prossimi alla scadenza raccattati in un qualche angolo buio del congelatore.

La responsabile del piano delle ragazze era Suor Rum, che con l’alcool non aveva nulla a che fare. Credo sia stata la suora più triste che io abbia mai conosciuto e mi ha sempre dato l’idea di non essere mai stata convintissima della sua scelta. Era perennemente malata, o almeno così diceva, e si lamentava in continuazione con la sua flebile voce dei vari acciacchi e reumatismi. Ogni momento era buono per ricordarci che tutti siamo destinati a morire. Lasciava nel salone opuscoletti sul culto dei morti e rispondeva al buongiorno con filippiche alle Memento Mori. Abbiamo sempre supposto fosse una parente lontana di Samara Morgan poiché non siamo mai riuscite a farle una fotografia senza che questa venisse mossa o bruciata. Probabilmente soffriva anche di allucinazioni: si lamentava di continuo di fantomatici rumori provenienti dal salone durante la notte anche quando non c’era nessuno. Era, inoltre, solita far sparire gli utensili riposti in cucina e lasciare avvisi che ne giustificassero la mistica scomparsa.

Successivamente, nel secondo collegio in cui andai a vivere, incontrai Suor Ti spiezzo in due che, nonostante l’aspetto rude e virile,  era di una dolcezza unica. Bassina e tarchiata, era solita guardare le novelline collegiali con sguardo truce, per poi scoppiare a ridere dopo qualche secondo.  Una volta, durante una tiepida giornata primaverile, decisi di andare a studiare nel giardino del collegio. Seduta al sole con i libri sulle gambe, la mia attenzione fu catturata da delle mani che, a intervalli regolari, comparivano sopra ad una siepe. Era lei che, a suo dire, faceva ginnastica. Il suo allenamento consisteva in svariati saltelli e in una specie di marcetta.

La superiora di questo collegio era Suor Supposta, detta così poiché a vederla, soprattutto quando indossava l’abito bianco, a causa della sua testa appuntita sembrava una specie di missile umano. Come Suor Te spiezzo in due, cercava di mantenere un aspetto austero e severo, ma in realtà era una bonacciona amante del calcio.

La stanza accanto la mia era occupata da Suor Puzzona, una donnina tranquilla, riservata, silenziosa e dotata di un potere letale. Ogni volta che andava in bagno ad espletare i propri bisogni fisiologici, le maleodoranti esalazioni da lei emanate lo facevano sapere a tutte.

A volte ero solita passare la pausa caffè con Suor Penguin, compagna di mille chiacchierate, per lo più pettegolezzi. Era la portinaia del collegio, dall’età indefinita – ho sempre supposto fosse un essere millenario-  e dall’aspetto goffo e impacciato tanto da farla sembrare un grosso pinguino reale, da qui il suo nomignolo. Credo che non l’abbia mai vista aprire gli occhi, era perennemente tormentata dalla luce solare ma, nonostante ciò, non le sfuggiva nulla. Sapeva tutto di tutte. Spiava abilmente dalle finestre e, una volta raccolte le sue notizie, le raccontava con fierezza correggendoti quando tu eri ancora convinta che x fosse fidanzata con y. Sparlava di chiunque e, soprattutto, mi riprendeva quando indossavo le canotte: Queste magliette le mettono le donnacce che vogliono fare vedere le tette!

Non posso, infine, fare a meno di menzionare Suor Love, la mia suora preferita. L’ho conosciuta quando ero piccola, era la portinaia della scuola elementare che frequentavo.  Accoglieva chiunque con un sorriso. Cercava, invano, di fare battute e ti ritrovavi a ridere lo stesso per via della sua lingua: un mix fantasioso di italiano, spagnolo e chissà cos’altro. Prendeva in giro le sue consorelle facendo boccacce e gestacci come le voltavano le spalle. Non so che fine abbia fatto, ma gira voce che attualmente sia ritornata nel suo paese natale, che si sia svestita, sposata e abbia avuto dei bambini.

Tante altre furono le suore con le quali ho avuto a che fare: Suor School, Suor Braveheart, Suor Baffa … I miei tanti anni in collegio mi hanno dato modo di conoscere un po’ queste donne. Posso affermare che, nonostante i canali diretti con l’Altissimo, sono esseri umani e in quanto tali hanno i loro pregi e difetti. Qualcuno, probabilmente, le santifica troppo dimenticando il loro lato umano e di conseguenza il fatto che possano sbagliare. Non sono delle sante, hanno semplicemente scelto di vivere in un modo diverso.

Nonostante tutto penso a quello che gli anni passati in collegio, anche grazie a loro, mi hanno lasciato sia per quanto riguarda le amicizia che le situazioni vissute e spesso non posso fare a meno di ricordarle con affetto e nostalgia.

Scopri tutte le Memorie di una collegiale qui. 🙂

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29 comments

  1. Chi e’ andato a scuola dalle suore ha sempre ricordi in più delle altre…
    Per prima cosa rammento che non ci volevo andare perché le suore erano tutte uguali e quindi non avrei saputo riconoscerle…
    Anche da noi c’erano i soprannomi e le imitazioni, che erano molto apprezzate……
    Ci eravamo convinte che chi andava a Messa tutte le mattine prima dell’orario scolastico, prendeva voti più belli….

    La mattina , la cappella era sempre piena…..

    Bello il tuo post!

    Liked by 3 people

  2. Quanto mi piacciono questi racconti. Troppo belli e divertenti.
    Mi appassionano tanto……
    Grazie.
    Anch’io ho ricordato, attraverso te, le suore che avevo all’Asilo. Erano tanto, tanto speciali.
    Buona giornata 🌸

    Liked by 2 people

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