La verità, vi prego, sulle suore [Cap.1]

La Cortese Irriverente è solita chiacchierare con le amiche e gli amici nel suo salotto.
Fra una tazza di caffè e qualche buon biscotto si discute amabilmente di varie vicende. Memorie di una collegiale è una raccolta di storie dedicate al suo periodo universitario, ed uscirà con cadenza bimestrale.

Spero di regalarvi un sorriso!

Buona Lettura! 😀 

Memorie di una collegiale #1

Ogni volta che comunico che ho vissuto una parte del mio periodo universitario in un convitto di suore, suscito sempre espressioni stupite. Vedo gente imbarazzata che non sa cosa rispondere. Cosa si dice ad una ragazza che vive dalle suore? Ma dalle suore non ci vanno quelle che hanno un qualche problema, le orfanelle, le ragazze madri, quelle che vogliono diventare suore a loro volta? …vi svelo un terribile segreto: No, niente di tutto ciò!

Quando faccio questa rivelazione, spesso, ho a che fare con una delle seguenti tipologie di persone:

  1. Quelli che interrompono i 30 secondi di silenzio con un strozzato: “oh, dalle suore! E come mai?”. Vogliono far sembrare la mia scelta come la più normale del mondo ma in realtà pensano che sono una povera sfigata e conoscendomi come una persona sana di mente (almeno credo), non riescono a capire i motivi per i quali ho vissuto in un istituto di suore. La loro espressione colma di disappunto, terrore e disgusto li tradisce;
  2. Quelli che mi scoppiano a ridere in faccia e iniziano a prendermi in giro con la tipica battuta “Suor Pina”, usandola tutte le volte che mi vedono, anche a distanza di anni.
  3. Quelli a cui non frega nulla ma mi chiedono, neanche seguissero tutti lo stesso copione: “Ma vi cucinano le suore?”, “Vi costringono a dire il rosario?”…. sì, e magari usciamo tutte in fila per tre indossando un saio!

Alla luce di tutto ciò, sento il dovere morale di rispondere ufficialmente alle varie domande che mi sono state rivolte negli anni su quella che è stata la mia esperienza:

Perché sei andata a vivere in un collegio?

Ovviamente è stata una scelta imposta. Quale diciannovenne sana di mente andrebbe mai in un collegio di sua spontanea volontà? Qualcuna esiste: a volte rimane ed è felice della sua scelta a volte, dopo neanche sei mesi,spicca il volo verso lidi più lontani.

Ma allora perché quelle sane di mente scelgono un collegio?

Per quanto possa sembrare strano, tante sono le ragazze che vivono in un convitto gestito da suore, pensate che esiste addirittura una lista di attesa. Il mio primo anno mi ritrovai con oltre 60 coinquiline: c’era la liceale, l’universitaria, la lavoratrice e, addirittura, la vecchina senza famiglia che era stata “adottata” per non finire in un ospizio. Molte scelgono questa inusuale abitazione poiché essendo appena uscite dal nido familiare hanno bisogno di un luogo sicuro, dove magari poter conoscere qualcuna con cui prendere casa negli anni successi;  Altre invece sono spinte dalla comodità: si paga una retta in cui sono comprese le varie bollette, non ti devi preoccupare di pulire, non hai il problema che entrino estranei in casa… una manna dal cielo per le donne lavoratrici (e non) che non vogliono rotture di scatole.

Cosa vuol dire vivere in un collegio nel XXI secolo?

Vuol dire abitare in una normale casa dello studente ma con più coinquiline. È vero, esistono delle restrizioni, ma alcune, non considerando l’orario di rientro, sono delle vere e proprie manne dal cielo: non capiterà che dovrai litigare con la coinquilina perché a tua insaputa ha organizzato un festino con 150 persone e 10 dormono nel tuo letto; che non sia stato rispettato il turno delle pulizie; che l’immondizia giaccia nel balcone per mesi e qualcuno abbia già iniziato a dare dei nomignoli ai sacchetti; o che ci siano balle di polvere che volano nel corridoio neanche fosse il far west. In collegio è tutto pulito!

Ma ti cucinano le suore e mangiate tutte insieme?

Le suore non cucinano e, siccome so che me lo chiederai, non lavano nulla e non puliscono niente! Non lo fanno per loro, figuriamoci per una studentella universitaria. Siedono alla loro tavola quando le chiamano per pranzare\cenare, e sono irreperibili per tutta la durata, vane saranno le richieste di aiuto.

E allora cosa fanno le suore in un collegio?

A parte rompere le scatole, ti invitano ad un qualche evento organizzato dalla chiesa quando ti incontrano (se ti incontrano) nelle scale; gestiscono il convitto dal punto di vista organizzativo e contabile; fanno cazziatoni random a una studentella presa a caso a causa di fantomatiche lamentele ricevute; spiano cosa fai e cercano di captare dove vai. Sono delle ombre che vagano per il collegio con le loro vesti nere o bianche, in base al periodo dell’anno,  e che vedi davanti la porta della tua stanza ogni 5 del mese per riscuotere la retta; che viaggiano in gruppo a bordo di una panda bianca; che non vedrai mai in pigiama e che vengono identificate dalle ragazze con dei nomignoli.

E, siccome non me lo hai chiesto ma so che vuoi saperlo:

Le camerate non esistono più, perlomeno nei collegi dove ho vissuto io (sì, sono stata in due collegi diversi!). Ogni ragazza ha la sua stanza, che può essere singola, doppia o tripla. Qualche collegio ha il bagno in camera, qualcuno ha la “cesso zone”, ovvero un tot di bagni e docce in comune divisi per stanza. In ogni collegio si condividono la cucina, il refettorio e un salone dove guardare la tv. Una grande casa…
Ah! Non c’è alcun obbligo sull’abbigliamento e non ci trascinano in chiesa a pregare.

Sulle suore e i loro convitti aleggiano un sacco di leggende metropolitane che si rifanno più a miti preistorici che a quello che accade veramente. Non esistono più le punizioni corporali, niente ceci sotto le ginocchia e via anche le donne baffute che ti legano il braccio sinistra alla sedia se sei mancino. In un contesto dove vincono The Voice e i vescovi durante la messa cantano Noemi e Mengoni non possiamo di certo pensarle  come delle boia, non più. 

Suor Cristina

Con gli anni, alcune, si sono evolute, hanno appeso al chiodo la bacchetta con la quale punivano i bambini e sono diventate delle abili Business Manager. Qualcuna conserva ancora un mustazzo non indifferente, qualche altra pensa di essere la suora a capo del suo esercito di orfanelle. Tante però, hanno installato Whatsapp, ti superano per strada con la macchina sgommando e imprecando e, se fai un piccolo e innocente scherzo telefonico,  si lasciano andare in turpiloqui manco fossero affette dalla sindrome di Tourette; molte hanno un innato spirito patriottico e amano il calcio: quando l’Italia, anni or sono, vinse i mondiali, io ero chiusa in camera a studiare logistica per l’esame del giorno dopo, le suore, invece, erano per strada con una bandiera a sfilare.

Perciò, la prossima volta che qualcuna come la sottoscritta vi dirà che ha vissuto in un collegio, non pensatela come una povera disagiata perché tutto ciò è ben lontano dalla  realtà.

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35 comments

  1. Bellissimo! E pensare a quante volte da piccolo nano da giardino sono stato minacciato dalla famiglia con la classica frase “ti mandiamo in collegio”. Ed effettivamente mai mi sono chiesto come potesse essere, mai l’ho vissuto. Eppure lo stereotipo mentale è stato introdotto. Grazie per avermi fatto apprezzare il collegio! Da quello che ho letto, ci vivrei molto serenamente 😄

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