Recensione distruttiva di un odioso best seller: I love shopping di Sophie Kinsella

La curiosità spesso mi porta a leggere libri che appartengono a generi che non tanto mi piacciono. Lo faccio soprattutto con i romanzi best seller, adoro scoprire il motivo di tanto successo e poi non riesco a non leggere un libro che viene proclamato all’unanimità bellissimo. Molte volte trovo libri validi e che riescono a regalarmi emozioni forti, altre volte invece mi fanno pentire di aver buttato ore preziose in una lettura stupida e insensata. E purtroppo, quest’ultimo, è il caso di I love shopping scritto da Sophie Kinsella.

Se siete fan del libro eo della saga vi sconsiglio di proseguire la lettura di questo articolo, quello che state per leggere è lo sfogo di una lettrice delusa da un best seller definito da tanti bellissimo e divertente.

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Titolo: I love shopping
Autrice: Sophie Kinsella
Editore: Mondadori (7 ottobre 2010)
Numero pagine: 295
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the-issue-1Partiamo dall’inizio: il libro mi è stato regalato dal mio ragazzo sotto mia richiesta, fortunatamente è costato solo 2€ in quanto acquistato in una rivendita di libri usati. Ho chiesto questo titolo poiché, gironzolando sul web, ho trovato solo recensioni entusiaste. Su tante valutazioni viste la percentuale di giudizi negativi era davvero irrisoria. Insomma, si è da subito presentata come una  storia che non poteva non essere letta. In più dal libro è stato anche tratto un film e ha dato vita ad una saga di non so quanti volumi. Potevo mai pensare di trovarmi fra le mani una boiata epica? Così, spinta dalla curiosità, ho voluto vedere di cosa trattasse. Sia il titolo che la copertina non mi hanno fatto capire nulla, se non la passione sfrenata per lo shopping della protagonista. Ho letto la trama, che vi riporto di seguito, e mi ha fatto pensare ad una lettura leggera e divertente, così non è stato anche perché quest’ultima contiene delle piccole imprecisioni:

Becky è una giornalista che dalle colonne di un prestigioso giornale londinese (non è vero, scrive su una testata secondaria e spesso si vergogna anche di dire il nome) consiglia risparmio e investimenti sicuri. È carina, piena di inventiva, determinata (non è vero! E’ una deficiente, bugiarda e con una fortuna sfacciata). E ha una irrefrenabile passione: lo shopping. Irrefrenabile al punto di diventare una sorta di malattia, che la spinge a comprare abiti, accessori, cosmetici, ma anche dolci, biancheria e articoli per la casa… Niente e nessuno possono trattenerla: non le pressanti lettere di sollecito delle banche per i suoi molti conti in rosso, non i manuali che insegnano a risparmiare, non i buoni propositi di contenere le proprie spese. I love shopping è un romanzo brillante e intelligente (non è vero! E’ la sagra del no sense, definirlo tale significa credere che la popolazione mondiale sia costituita da stupidi), in cui si susseguono situazioni paradossali ma non improbabili (non improbabili? Eh? Ma quale bancario ti segue per il paese chiedendoti quando rientri sul conto?). Perché Becky è tutte le persone che vanno in fibrillazione quando vedono la scritta SALDI, e che, quando ricevono l’estratto conto della carta di credito, pensano immediatamente a un errore… Insomma, Becky è un po’ tutti noi (No! Becky non è tutte noi, esiste anche gente intelligente).

La trama, come avrete potuto intuire, presenta qualche piccola inesattezza. Ma vabbè… sorvoliamo!
Partiamo dalle cose positive: l’unica caratteristica piacevole di questa storia è lo stile con cui è stata scritta. Indubbiamente ci troviamo davanti un libro scritto bene, la lettura scorre veloce e non risulta mai essere noiosa nonostante il ripetersi di alcune situazioni. Becky esce, passa davanti una vetrina e sente l’irrefrenabile impulso di fare un acquisto, entra, compra, si sente in colpa, cerca un motivo valido per cui il suo nuovo acquisto sia giustificato e così accade altre mille volte. Sono presenti tanti colpi di scena che dovrebbero rendere la storia più entusiasmante, invece la fanno diventare spesso assurda. Molti sono i personaggi ma quasi tutti vengono presentati con superficialità. Ognuno ha la sua etichetta: Becky è la spendacciona, Tarquin quello strano, Alice la stangona e così via… Non li conosceremo mai tutti fino in fondo e, di conseguenza, sarà impossibile affezionarsi ad essi. Gli ambienti non vengono descritti, sappiamo solo che la City è caotica e ci ritroviamo a vivere le “avventure” di Becky da protagonisti in quanto siamo proprio dentro  la sua testa.

Il problema principale di questo romanzo è proprio la sua storia che a volte risulta davvero essere irreale. La sua protagonista è dotata di una fortuna cosmica, la sua vita cambia in meno di 24 ore, conosce le persone giuste nel momento  giusto e i pianeti  sembrano allinearsi affinché, nonostante la sua  superficialità e profondo egoismo, possa sempre uscire dalle varie situazioni da vincitrice.

Come avrete capito, non mi piace Becky e soprattutto non credo che sia un po’ tutti noi, come scritto nella trama. Anzi, spero vivamente di non trovare persone come lei: bugiarda patologica, materialista, superficiale, egoista, svogliata nel lavoro, una  donna che vuole solo apparire e non essere. Sin dalla prima pagina viene presentata come una persona che non si sa come faccia  la giornalista economica, ci manca poco che  alla parola futures risponda: “Futures lo dici a tua mamma!”. Ed è proprio lei a presentarsi come un’incompetente che va alle conferenze per chiacchierare con l’amica e non passare la giornata in ufficio. Alla fine si scoprirà, sorprendendo un po’ tutti, un genio dell’economia che non sa, però, gestire le proprie finanze. Fingeva?  Ha fatto qualche corso accelerato? Va a periodi? Boh…

Ma queste non sono le cose più assurde, mi dite quale bancario ti segue per il paese, raggiungendoti addirittura in uno studio televisivo per ricordarti che il tuo conto è in rosso? E prima di fare ciò, ti chiama a casa tua, dei tuoi genitori, sul lavoro e ti prende a male parole davanti al tuo capo quando lo incontri per puro caso ad una conferenza? Il concetto di privacy, l’essere iscritti in una centrale rischi… nel fantastico mondo di Becky, non esistono? In più tutti gli scapoli ricchi della terra, vivono intorno a  lei: esce con Tarquin, che ha sempre paragonato ad un furetto, solo perché scopre essere ricchissimo, e poi finisce a letto con Luke, un altro milionario ovviamente.

Insomma, Becky viene rappresentata come lo stereotipo della ragazza sciocca che anche quando vuole maturare, ricade nei suoi profondi orgasmi generati dal 3×2.

Abbiamo a che fare con una storia piatta, banale e a tratti assurdi, che presenta personaggi altrettanto inutili. Ok la lettura leggera, ma questa è davvero troppo soft e priva di ogni fondamento.

Consiglio la lettura? Assolutamente no! E qualora dovesse venirvi in mente di leggerlo: fuggite! Sciocchi! 

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