Recensione- Canto della Pianura di Kent Haruf

Di seguito la recensione di Canto della pianura, primo libro della trilogia della Pianura di Kent Haruf.informazioni libro

haruf_canto_coverTitolo: Canto della pianura– Titolo originale: Playsong
Autore: Kent Haruf
Editore: NN editore
Pagine: 301
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Trama: A Holt, una cittadina sperduta nelle grandi pianure del Colorado, vivono Tom, un insegnante separato e padre di due adolescenti, Victoria che, ancora ragazzina, si scopre incinta e viene scacciata dalla madre, e due anziani agricoltori che, con affetto paterno, sceglieranno di prendersi cura di Victoria. Le storie di questi personaggi, sfiorati dalla malinconia di vivere ma anche pronti alla curiosità e all’ironia, si dipanano sullo sfondo di un paesaggio carico di suggestione.

RecensioneQuesto libro non parla di nulla … o meglio, se avete letto la breve trama riportata conoscete già tutta la storia. Ci troviamo a Holt, cittadina immaginaria del Colorado che potrebbe essere uno qualsiasi dei nostri paesotti di provincia, con abitanti concentrati nella propria vita che, inevitabilmente, si intreccia con quella degli altri.

Come anticipato nel riassunto della trama si tratta di un romanzo corale, protagonisti sono diversi abitanti della cittadina: il professore Tom Guthrie e la collega Mary Jones, Ike e Bobby figli di Tom, i fratelli McPheron definiti burberi ma, a parer mio, troppo buoni per essere veri e la giovane Victoria rimasta incinta e cacciata di casa dalla mamma. A fare da antagonisti pochi personaggi che, al contrario dei protagonisti, appaiono troppo negativi per essere realistici, prima fra tutte la mamma di Victoria, che caccia di casa la ragazzina appena scopre la gravidanza e non compare più in tutto il libro, né nella storia né nei pensieri della figlia o di chiunque altro personaggio. Un bel giorno cambia la serratura di casa e addio.

La caratteristica dell’autore sta nel far solo intuire il carattere, il passato e la psicologia dei protagonisti lasciando al lettore il compito di immaginarsi un background per ognuno di essi. Compito piuttosto semplice poiché i protagonisti hanno tratti stereotipati, sono personaggi di una America di periferia che volente o nolente conosce bene chiunque anche se, come me, è nato nella periferia italiana, estremamente diversa eppure tal volta così simile.

Possiamo facilmente intuire le crisi di coppia tra Tom e la moglie che hanno portato alla depressione di lei ed alla successiva separazione, scenario che ha reso i fratelli Ike e Bobby particolarmente svegli ed indipendenti per i loro 10 e 9 anni. Ragazzini che ogni mattina si svegliano all’alba per fare quello che qualche anno fa nella mia testa di adolescente infarcita di film americani pensavo facessero tutti i ragazzini statunitensi ovvero: consegnano giornali porta a porta lanciandoli direttamente dalle loro biciclette. Anni e anni di tv made in USA ci rendono capaci di immaginare il vecchio furgone guidato da Tom, così come la casa sperduta dei Mcpheron con la zanzariera all’ingresso ed il porticato, ci sembra di aver già conosciuto il bullo della scuola con la sua fidanzata succube o la professoressa che prende a cuore la  vita degli studenti.

Il libro è scritto davvero bene, Haruf descrive la vita di provincia con un tocco di poesia e quindi di magia, tuttavia non lo ho amato particolarmente. Ho letto diverse recensioni entusiaste riguardo a questo romanzo ma io non sono riuscita ad affezionarmi ai personaggi, cosa che al contrario accade quando mi “innamoro” di un racconto. Ho provato empatia solo nei confronti dei figli di Tom, fratelli inseparabili con gli occhi sgranati  a scoprire il mondo, a cercare affetto materno.  Il racconto probabilmente acquista maggiore significato se letto assieme ad altri due romanzi di Haruf: Benedizione e Crepuscolo; i tre libri  formano la cosidetta Trilogia della Pianura poiché, anche se leggibili singolarmente e con storie non strettamente collegate, sono ambientati tutti ad Holt. Leggerò anche gli altri due libri? Probabilmente si perché succede una cosa strana, la storia non è appassionante eppure se iniziate a leggere “Canto della pianura” non vorrete smettere, forse per curiosità o forse perché la scrittura di Haruf trasmette quel senso di pace e semplicità che ci fa sentire a casa.

Consiglio di leggerlo con un sottofondo country, vi linko un pezzo che trovo appropriato qui 😉

tre

Mariarosaria

 

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