Fight Club Story

Quando arriva il sequel di un libro\fumetto\film spesso ci ritroviamo a leggere pareri contrastanti o di persone che senza aver letto\visto il nuovo capitolo ne parlano malissimo perché i sequel fanno schifo a prescindere. Personalmente, ogni volta che viene annunciata il seguito di qualcosa che mi ha appassionata, mi ritrovo sempre ad esultare, forse perché ho difficoltà a chiudere un libro che mi è piaciuto. Quest’anno però, fra la Rowling e la sua maledizione dell’erede, le ghostbuster e il prequel e, ahimè, Palahniuk e il suo Fight club 2 (dei quali parlerò a breve), pare che dovrò rivedere il mio entusiasmo.

Partiamo dall’inizio:

Nel 1996 esce Fight club pubblicato dall’autore statunitense Chuck Palahniuk. Il libro, che io adoro, non ha avuto successo immediato, diciamo che non se l’è filato nessuno fino a quando, nel 1999, il regista David Fincher ha deciso di farne un film.
Il successo è arrivato piano piano e insieme ad esso è nata una vera e propria filosofia anti-conformista costruita dai monologhi di Tyler Durden:

Vedo nel Fight Club gli uomini più forti e intelligenti mai esistiti. Vedo tutto questo potenziale. E lo vedo sprecato. Porca puttana, un’intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli, o schiavi coi colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono. Siamo i figli di mezzo della storia, non abbiamo né uno scopo né un posto. Non abbiamo la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock star. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene!

Il protagonista della storia, di cui non viene mai detto il nome ma che si suppone sia Jack, è un uomo annoiato dalla monotonia della sua vita. Ad aggravare ancor di più la sua situazione è l’insonnia. Inizia a frequentare gruppi di sostegno dedicati a malattie delle quali non soffre. Questa strana terapia pare dare i suoi frutti in quanto sembra che riesca nuovamente a dormine, ma nulla è per sempre. A sconvolgere completamente la sua vita arrivano Marla Singer e Tyler Durden. Jack, in seguito ad un incendio che ha distrutto la sua abitazione, si trasferirà a casa di Tyler e insieme daranno vita al Fight Club e ad un vero e proprio esercito dislocato per tutto il mondo. Il club inizialmente nasce come valvola di sfogo per tutti quegli uomini che si sentono in qualche modo frustrati; i suoi partecipanti si ritrovano infatti per combattere fra di loro. L’obiettivo però, con il passare del tempo cambia: il club evolve e ora, oltre a combattere, è finalizzato a distruggere il sistema. Jack capirà le vere intenzioni di Tyler solo in seguito e, dopo varie vicissitudine, scopre che in realtà lui è Tyler e che per fermarlo deve combattere contro se stesso.


fight clubInformazioni Libro

Titolo:Fight club
Autore:Chuck Palahniuk
Pagine: 223
Editore: Mondadori (5 ottobre 2004)
Prezzo: 8,25€ – Formato kindle: 6,99€
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La storia è davvero bellissima: cruda, potente e sorprendente. Rimani incollato alle sue pagine fino alla fine, ritrovandoti a leggere un testo a tratti assurdo ma che possiede comunque una sua logica. Il finale lascia a bocca aperta, vieni travolto dagli eventi e in pochi secondi ti viene fornito l’input che ti svela la vera trama. Il protagonista cerca di fermare se stesso e bloccare un meccanismo che ormai si è trasformato in un qualcosa di irreversibile, dagli effetti devastanti; e la lotta con se stesso rappresenta un vero e proprio delirio. David Fincher poi, è stato in grado di rappresentare l’anima di questa storia a dir poco assurda e creare un film (qui il trailer) capace di dare al libro la giusta fama facendolo diventare un cult, grazie anche alle interpretazioni di Edward Norton e Brad Pitt.

Il film in realtà “addolcisce” molte scene e cambia anche leggermente il finale dandogli un significato un po’ diverso, ma vale davvero la pena vederlo.

Nel libro lasciamo il protagonista in un letto di ospedale, nel film stringe la mano a Marla e guarda un palazzo crollare da una finestra. Il meccanismo che è stato messo in moto da Tyler non può essere più fermato. Una domanda perciò sorge spontanea: Cosa è successo in seguito a questi eventi? Chuck (purtroppo) ce lo racconta in Fight club 2. Questa volta però, non scrive un libro bensì la storia di un fumetto disegnato da Cameron Stewart.

Il volume, da un punto di vista estetico, è davvero molto bello, i disegni sono fantastici e curati nei dettagli. La copertina, con i due protagonisti fa presagire che in realtà Tyler non è “morto” e questa tesi viene avvalorata dalla frase che troneggia: “Certi amici immaginari non vanno via”. Stringendolo fra le mani  compare in automatico un sorriso estasiato in volto che, pagina dopo pagina, lascerà il posto alla tipica espressione derivante dalla frase: “Ma che c***o sto leggendo?”

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 ****ATTENZIONE SPOILER***

La storia si svolge dieci anni dopo gli avvenimenti del Fight Club. Jack, che ora si fa chiamare Sebastian, è tornato alla sua vita monotona e ripetitiva: lavora, è sposato con Marla e hanno un figlio che costruisce bombe fatte in casa. Fa uso di farmaci per tenere a bada la sua malattia e, soprattutto, Tyler, il quale sembra essere completamente scomparso dalla sua vita.

E’ strano immaginare Sebastian, che ha tentato di evirare un tizio e nel film ha fatto saltare per aria degli istituti di credito, tagliare l’erba del suo giardino ed entrare in casa con un mazzo di rose per Marla… ma è proprio quello che accade. Leggendo le prime pagine, ritroviamo la stessa persona ossessionata da Ikea, un uomo che sembra non aver mai conosciuto Tyler e che vive una vita normale. Questo nuovo\vecchio Sebastian lascia da subito destabilizzati: ha senso che ora sia imbottito di farmaci e rappresenti lo strascico cencioso della sua vita passata ma è anche assurdo che un uomo così pericoloso sia lasciato a piede libero come se nulla fosse mai accaduto. Marla, che ora beve vino con indosso il suo tailleur grigio, ricorda con nostalgia le notti di sesso selvaggio con Tyler e per farlo ritornare sostituisce con della aspirina i farmaci di suo marito.

Tyler ovviamente ritorna, fa saltare in aria la casa di Marla e Jack e inscena la morte del figlio che ha in realtà rapito. Inizierà così la caccia all’uomo. La narrazione da questo punto in poi diventa confusionaria ed è difficile da seguire e capire. Si eccede veramente in tutto e l’assurdità che ha fatto apprezzare il primo capitolo, rappresentandone una caratteristica fondamentale, ora è una variabile impazzita che rende incomprensibile la storia. Persino la comparsa di Robert Paulson zombie, con le sue tette ballonzolanti, stona ed è priva di significato. Chuck Palahniuk appare e interagisce continuamente con i suoi personaggi e questa scelta di metanarrazione, che va anche a cambiare gli avvenimenti in corso d’opera, dà alla storia il colpo finale facendo perdere definitivamente il fascino e la carica innovativa che hanno sempre contraddistinto il tutto. Ormai, con dipinto lo sdegno in volto, si continua a leggere il fumetto più per inerzia che per piacere; ed è un peccato, in quanto alcune delle idee abbozzate e portate avanti in malo modo hanno un potenziale enorme, come per esempio la spiegazione di quello che è in realtà Tyler, ovvero una specie di virus che si tramanda da padre in figlio.

Purtroppo però i personaggi vengono completamente distrutti. La storia è una sagra del no-sense e inoltre non esiste più la famosa “filosofia anti-conformista” e la lotta al sistema.

Tyler è in realtà morto e questo fumetto è solo il tentativo mal riuscito di resuscitare un cadavere che non ne vuole sapere di ritornare.

Il mio voto è di due tazzine, una in più per i bellissimi disegni di Cameron Stewart.

due

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