Doctor Sleep di Stephen King [Recensione]

 informazioni librodoctor sleepAutore: Stephen King
Genere: fantasy, soprannaturale
Anno di uscita: 2013
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Pagine: 517
Paese: USA

RecensioneScrivere il sequel di una grande storia non è (quasi) mai un’impresa semplice. Tante sono le aspettative da parte dei lettori. Tutti in fondo speriamo di riprovare le stesse sensazioni ed emozioni nello sfogliare le pagine e di rinnovare quel dispiacere misto a soddisfazione nel momento in cui si legge la parola fine. Esistono libri (e/o film) che ci riescono e altri che finiscono irrimediabilmente nella categoria flop (pensiamo per esempio ai sequel de Il Corvo).

Doctor Sleep, ultima fatica di Stephen King e figlio di Shining, risulta essere un sequel forzato, basti pensare che arriva dopo ben 36 anni dall’uscita del suo predecessore. Nato per cercare di cavalcare la grande eredità lasciata rispondendo banalmente alla domanda: “Ma che fine ha fatto Danny il legilimens (per dirla alla Harry Potter) dopo che ha visto il padre brandire una mazza da croquet per sfondargli il cranio in un hotel maledetto pieno di fantasmi sanguinari?”. Rimpingua le tasche di un qualche psichiatra che, non credendo nei fantasmi, riconduce l’alquanto probabile schizofrenia di Dan (che in questo caso chiamiamo Shining o Luccicanza) all’infanzia difficile causata dalla Brutta Cosa (l’alcolismo) che faceva il padre? Si traveste e prostituisce nei più angusti vicoli di Caracas? Tenta il suicidio una volta al mese?

No, niente di tutto ciò! Danny ha “saggiamente” deciso di seguire le orme paterne diventando un nomade, un alcolizzato violento, incapace di conservare un posto di lavoro. A differenza di Jack, però, cerca e trova la “redenzione” in un gruppo di alcolisti anonimi, stabilendosi in una cittadina del New Hampshire. Qui riuscirà ad avere degli amici, a trovare un lavoro in un ospizio e a mettere il suo dono a disposizione degli altri diventando il Dottor Sonno, ovvero colui il quale aiuta gli anziani pazienti nel momento del loro ultimo viaggio.

Inizialmente il filone narrativo della storia sembra quasi ripercorrere gli avvenimenti, seppure in maniera diversa, che ci hanno accompagnato nel prequel: i problemi con l’alcol, la ricerca di un lavoro e la difficoltà nel mantenerlo, le cattive azioni di Dan che lo perseguiteranno durante tutta la sua vita, la presenza della piccola Abra dotata di una luccicanza priva di eguali.  Il libro, pur rappresentando un seguito, in realtà si può leggere senza conoscere approfonditamente la storia narrata in Shining, nonostante i continui riferimenti e rimandi ad essa.

La storia inizialmente è lenta e le prime 150 pagine rappresentano lo scoglio più duro da superare. Non mi meraviglio infatti se molti abbiano deciso che di Danny non importa proprio niente e abbiano abbandonato la lettura rimpiangendo i quasi 20€ spesi per l’acquisto.  L’entrata in scena di nuovi personaggi e le loro vicende aiuteranno fortunatamente ad apprezzare un po’ di più l’intera storia e quasi a dimenticare il forte legame narrativo che si è instaurato all’inizio conShining, in quanto Abra diventerà la vera protagonista.

Fin da subito faremo la conoscenza dei cattivi rappresentati dal Vero Nodo, ovvero uno spietato gruppo di ricchissimi nomadi vampiri dagli straordinari poteri che si cibano di luccicanza e dai nomi decisamente improbabili. Infatti un elemento che  davvero non ho apprezzato e che mi ha lasciato abbastanza perplessa è la scelta dei nomi dei componenti di questo gruppo di scalmanati. C’è chi asserisce che dovrebbero in qualche modo ricordare i nomi di una ciurma di pirati, ma sinceramente Rose Cilindro, Nonno Zecca, Nocino, Papà Corvo, Nippo Barry ecc..  sembrano più gli amici disadattati di Tonio Cartonio o, se proprio vogliamo seguire la moda del momento, potremmo facilmente confonderli con gli amichetti scemi di Peppa Pig. E non si può neanche dare la colpa alla traduzione, perché facendo una breve e veloce ricerca purtroppo scopriamo che Rose Cilindro altri non è che Rose the Hat.

Andando avanti nella storia incontreremo la potentissima Abra che, come già detto, diventerà la vera protagonista. Sarà infatti l’oggetto della ricerca dei cattivissimi vampiri psichici mangia vapore/luccicanza e l’arma finale utilizzata per distruggerli. Abra, grazie ai suoi poteri e all’aiuto di una nostra vecchia conoscenza, Tony, riuscirà a mettersi in contatto con Dan il quale diventerà mentore e protettore della piccola, aiutandola a sconfiggere i membri del Vero Nodo dopo aver scoperto che la cercano per cibarsi del suo potere.

Doctor Sleep è un’opera in qualche modo diversa dai precedenti lavori di King e che molto probabilmente sarebbe stata più apprezzata se non avesse avuto la pretesa di essere il seguito del romanzo horror per antonomasia. È un libro lento, privo di sorprese ma soprattutto vuoto di paura e di suspense, caratterizzato da una trama prevedibile e banale e che sarebbe più opportuno inserire nella categoria fantasy che horror. La scrittura è comunque fluida e superata la parte iniziale la storia riesce a coinvolgere di più il lettore.

Uno dei pochi punti di forza è sicuramente la caratterizzazione psicologica dei personaggi. Il malessere causato dalla loro straordinaria diversità viene descritto con abile maestria. L’angoscia di Abra quando “sente” che qualcuno sta per essere ucciso in maniera atroce, il conflitto interiore e il senso di disperazione e di impotenza che vive Dan, la paura dei genitori di Abra, e tanto altro, diventano agli occhi del lettore delle sensazioni concrete e palpabili in grado di generare a loro volta i medesimi sentimenti in chi legge. Ma in fondo l’abilità nel descrivere ambienti, personaggi e situazioni è una delle peculiarità della scrittura di Stephen King.

Quindi, in conclusione, i veri dilemmi ai quali bisognerebbe dare una risposta sono: Avevamo veramente bisogno di sapere che fine avesse fatto il piccolo Danny? Non era forse meglio ricordarlo come il moccioso che ha affrontato con grande coraggio il padre, che tanto amava, mentre, dilaniato dalla sua doppia personalità, tentava di dargli la purga con una mazza da croquet? Insomma, sentivamo veramente la necessità di Doctor Sleep? Secondo me no, anche se ho il vago sospetto che sentiremo nuovamente parlare di vampiri e luccicanza. Nelle ultime pagine infatti Abra sembra voler seguire le orme di Dan e Jack avvicinandosi alla bottiglia per poter in qualche modo assopire i suoi poteri. Chissà se fra altri 30 anni non scopriremo che fine abbia fatto anche lei.

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